“We're putting the band back together”
The Blues Brothers, 1980
La vittoria di Matteo Renzi alle Primarie del Partito Democratico del 2013 segna la fine della sinistra italiana? Del PD? Del governo di larghe intese? Nonostante le posizioni che, entusiasticamente o tristemente, caldeggiano ipotesi come queste, la risposta è un (graduato) no.
“La personalizzazione dei partiti non è solo […] un fenomeno di vertice. Si è insinuata anche dal basso, rinvigorendo l’antica tradizione italiana del particolarismo. Accanto ai macro-leader nazionali, si sono moltiplicati a centinaia i micro-capi locali che fanno ormai squadra a sé. L’Italia dei grandi partiti appare definitivamente alle spalle, e non sarà certo il tramonto di Berlusconi a farla resuscitare”.
Nelle prime battute della puntata di TvTalk di sabato 14 aprile 2012 stanno, come d’altronde ben si addice a un programma pensato per fare “metatelevisione”, tutte le coordinate fondamentali di quello che, in un immaginario forse superato, si sarebbe chiamato Lega-gate.
In attesa dell’accendersi della competizione elettorale – che da calendario prevede due campagne per le Amministrative e una per le Politiche tra questo e il prossimo anno – c’è da chiedersi quanto l’understate imposto alla politica italiana dalla gestione Monti avrà effetti sui futuri stili della comunicazione politica.
La sintesi migliore dello scontro virtuale che ha opposto il Sindaco di Firenze Matteo Renzi e il Segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani negli ultimi giorni di ottobre è forse un titolo di RaiNews24: Renzi lancia il “Wiki Pd”. Bersani: “Idee anni'80”.
James Hillman, qualche anno fa, spiegava che “La vecchia idea di leadership alla Cola di Rienzo, un condottiero su un cavallo bianco, non funziona più. Ci vuole qualcuno al di fuori dei quadri tradizionali della politica. Noi abbiamo eletto due attori per esempio, Reagan e Schwartzenegger, gli italiani un comico, Berlusconi. E questo spiega il suo successo elettorale” (Ronchey 2005).
A botta calda, due sono le evidenze che si possono trarre dai risultati dei ballottaggi alle Amministrative 2011, in particolare riguardo a quelle due città che nella riflessione politica e mediatica dei giorni di campagna elettorale sono state erette ad epicentro dell’eventuale terremoto politico che avrebbe portato con sé la sconfitta del centrodestra nella “sua” Milano e in quella Napoli che si credeva conquistata per disfatta politica della classe dirigente uscente.
“Un partito di matti” titola il primo marzo “Il Giornale”, tradizionalmente considerato house organ della componente principale dell’attuale Popolo delle Libertà.
Per le strade del Lazio, già da tempo sotto lo sguardo deciso e pervasivo di una Renata Polverini moltiplicata in centinaia di manifesti “in serie”, è comparso (pericolosamente?) in prossimità dei quaranta giorni di campagna, il volto rilassato e rassicurante di Emma Bonino.
I manifesti del Partito Socialista comparsi in questi giorni nelle strade italiane ratificano l’appoggio a Emma Bonino nella sua corsa a governatrice della Regione Lazio in modo nient’affatto banale: inscrivendone il nome all’interno del circolo che abbraccia il logo del partito.