Cortina, se il Pdl stigmatizza la spettacolarizzazionedi un evento

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Il caso Berlusconi,in Italia, è emblematicodi quanto la politica odierna sia media-dipendente. L’ex presidente del Consiglio ha introdotto nel Belpaese la “mediatizzazione della res publica”, evoluzione della spettacolarizzazione della politicache nel nostro Paese “è cominciata negli anni ‘60 e ‘70” e, nel suo sviluppo “anomalo” ha contribuito, in modo decisivo, al “declino della videocrazia” (Ruggiero, 2011). Tanto che, oggi, quasi spaventa questo apparente silenzio in cui l’ex premier si è rinchiuso, formalmente preso dagli innumerevoli affari giudiziari che lo vedono coinvolto. Da quando è stato spodestato, infatti, il presidente del Pdl non ha mai più rilasciato quelle dichiarazioni sopra le righe che lo hanno reso famoso e per certi versi familiare agli italiani (Morcellini 2010), ma ha più che altro indicato le linee guida del Governo Monti, la cui vita dipende dai rappresentanti pidiellini in Parlamento.

Eppure, the show must go on e fatti come quelli di Cortina scatenano la “dichiarazia” (Portanova 2009) dei vertici minori del partito.
Il Cavaliere lo scorso 12 agosto, evidentemente turbato, sull’ennesima manovra finanziariadichiarava: «Il nostro cuore gronda sangue nel pensare che avevamo il vanto di non avere mai messo le mani nelle tasche degli italiani, ma non potevamo fare diversamente» (Cade il tabù, Berlusconi: “Abbiamo dovuto mettere le mani nelle tasche degli italiani”, il Fatto Quotidiano, 12 agosto 2011) per poi sottolineare, dopo circa tre settimane, col sorriso sulle labbra e dopo l’ulteriore modifica al recente provvedimento: «Non abbiamo messo le mani nelle tasche degli italiani».Nella stessa conferenza, affermava sull’evasione fiscale: «Inasprita, con la possibilità di fare controlli più capillari»(Berlusconi: “Soddisfatto di questa Manovra”, tgcom24.imediaset.it). È sembrato rassicurante sentir pronunciare queste parole da un imprenditore che, negli anni, haaffermato: «Se si chiede una pressione del 50% ognuno si sentirà moralmente autorizzato ad evadere» (17 febbraio del 2004), «Visco vuole il controllo totale dei contribuenti. Il suo motto, per citare il filosofo Michel Foucault, è sorvegliare e punire. Lo Stato diventa un grande inquisitore» (2 agosto 2006), «se le tasse sono tra il 50 e il 60% è troppo, e così è giustificato mettere in atto l’elusione o l’evasione»(2 aprile 2008).

Poi è arrivato il professor Monti e con lui il ‘salva-Italia’, condito dalla commozione e balbettio del ministro del Welfare, Elsa Fornero, sul termine sacrificio, premessa ad una “svolta comunicativa” del Governo e forse dell’intera scena politica italiana.
Quando, tuttavia, è piombato sui negozianti e sui turisti di Cortina d’Ampezzo il controllo fiscale di fine anno, il Pdl si è scatenato  contro «Coloro che sovrintendono alla lotta all’evasione fiscale”, colpevoli di non avere«la consapevolezza che operazioni come quelle fatte a Cortina con controlli a tappeto rispetto a tutta un’area perché presumibilmente popolata, in queste vacanze, da ricchi sono del tutto inaccettabili e chiaramente ispirate ad una confezione ideologica del controllo fiscale»(dichiarazione di Fabrizio Cicchitto, in Bersani difende Equitalia: «Grillo? Dire no alle pallottole», il Giornale, 4 gennaio 2012).

Daniela Santanché ha criticato duramente il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera: «Deve dimettersi. Ora chi va a Cortina è marchiato come evasore. A Sankt Moritz non ci sono forse evasori? La ricchezza non va criminalizzata. È un bene del paese» (in Giorgio Casadio, “Così danneggiano il turismo ora sarà preferita Sankt Moritz”, la Repubblica, 7 gennaio 2012). Ancora più ostile è stato Giorgio Stracquadanio che, ai microfoni della trasmissione La Zanzara di Radio 24, ha parlato di Equitalia in questi termini: «A Palermo lo chiamano pizzo, questo invece si chiama pizzo di Stato. Il metodo è lo stesso, estorsivo»(3 gennaio 2012). Tutti d’accordo su un concetto: «La spettacolarizzazione di controlli legittimi, come è stato fatto, danneggia Cortina e la laboriosità dei suoi cittadini» (dichiarazione di Maurizio Paniz, in ilpopolodellalibertà.it, 5 gennaio 2012).

Mediatica o no, l’azione della Gdf ha portato alla ribalta un tema basilare per la costruzione di un nuovo Paese. Di certo, si può affermare, con Vincenzo Visco, che «non si può basare la lotta all’evasione su questi blitz e questa operazione resta sospesa per aria, perché è in contraddizione con una linea che sembra andare da un’altra parte»(intervista di Roberto Giovannini, Visco: “Il blitz di Cortina? La lotta ai furbi non si può basare su questo”, la Stampa, 8 gennaio 2012) e, con Romano Prodi, che «Se i controlli li avessero fatti ad Abbiategrasso, sarebbe stato forse più efficace perché dava il senso generale del Paese”. Tuttavia, come ribadisce l’ex leader dell’Ulivo, «l’immagine che ne emerge è, comunque, quella di un’Italia senza senso collettivo» (conferenza al Centro San Domenico, 11 gennaio 2012) .

Niente di nuovo sul fronte occidentale, dunque?

di Gaetano Pepe