Oltre l’incerta postura comunicativa del Professore

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A margine della conferenza stampa di fine anno del Presidente del Consiglio Mario Monti, quasi tre ore che hanno dominato il palinsesto politico del 29 dicembre, è interessante osservare una fortissima discrasia tra i piani della forma e del contenuto nella comunicazione del secondo Professore prestato alla politica italiana.

 

Al di là del commento giornalistico sulla “salita in cattedra” di Mario Monti (sottolineata in particolare dalla redazione on line de “Il Mattino” di Napoli, ma ripresa da numerosissime fonti), è indiscutibile che il media event è stato punteggiato da numerose incertezze di postura del Professore, a partire dall’iniziale indecisione sul parlare dal palchetto o mantenendo la propria posizione al centro del palco d’onore. Ma c’è molto altro: per tutta la prima parte dell’introduzione, e a più riprese nel seguito, Monti consulta (o addirittura legge) le carte che ha in mano, quasi a identificarsi nella figura del giornalista (ora pure in possesso di tessera, consegnata dal Presidente dell’Ordine) al punto da assumere l’atteggiamento dello speaker di un telegiornale. Guarda il pubblico in sala, spazia con gli occhi cercando i volti dei giornalisti e dei Ministri presenti, ma difficilmente il suo sguardo si concentra sull’obiettivo della telecamera. Cerca a più riprese le “pezze d’appoggio” per il suo discorso, ritagli di giornale o documenti di sintesi, nel mare di fogli ospitato dal palco. Quando arriva a trattare il tema più spinoso, l’andamento dello spread, è colto di sorpresa nel vedere comparire sullo schermo alle sue spalle un’immagine ingrandita del grafico che sta illustrando, e si muove con assai poca disinvoltura tra il foglio che ha in mano e il suo “doppio”, per muoversi sul quale non ha neppure l’ausilio di un puntatore.

 

Un giudizio nettamente critico sul versante della forma, quindi. Almeno nella misura in cui un Presidente del Consiglio può difficilmente assolvere al meglio il suo dovere restando del tutto estraneo alle logiche della videocrazia (Debray 2003; Gamaleri 1994; Ruggiero 2011).

Che deve però essere temperato da alcune osservazioni ben più positive sui contenuti, e anche sulla forma delle parole che il Premier Monti ha speso su alcuni ambiti-chiave del suo intervento.

 

La stampa. Dopo aver ringraziato Iacopino per la consegna della tessera dell’Ordine, annuncia l’intenzione di parlare con e attraverso i giornali, definendoli strumenti che si rivolgono ai cittadini e interloquiscono con le istituzioni e la politica e valorizzandone quindi la (dissacrata) funzione di mediazione (Morcellini 2011). In chiusura, poi, non rinuncia ad una critica alla categoria, ironica ed efficace. I giornali, sostiene Monti, sono fonti interessanti di informazione: “non di rado apprendo cose che ho detto o cose che sono nella pipeline molto articolata del mio governo”. Occorrerebbe un “bollettino quotidiano di riposte o smentite” per gestire al meglio la comunicazione tra il Palazzo e i giornali, ma il Presidente non vi si dedicherà, perché non c’è abbastanza tempo.

 

La politica. Monti loda il Parlamento, che ha responsabilmente approvato la manovra in tempi rapidissimi; arriva perfino a segnare un piccolo autogol, aggiungendo che le modifiche apportate dalle diverse forze politiche hanno migliorato il pacchetto di provvedimenti “Salva Italia”. Si riprende definendo brillantemente i rapporti con le forze politiche: il suo governo intende lavorare per tutti dispiacendo un po’ a ciascuno.

In chiusura, riprende la citazione di Iacopino sulla politica come attività nobile per dichiarare che l’essersi avvicinato a questo mondo ha rafforzato questo suo convincimento, e per esprimere il suo rispetto per il Parlamento e per le donne e gli uomini che incarnano la vita pubblica, con i quali soffre per l’allargamento dello iato tra politica e cittadini. Tra i doveri del suo governo pone, quindi, di contribuire ad un’Italia più convinta di sé, più rispettata all’estero, più solida economicamente, in cui sia ridotta la distanza tra politica e cittadini.

 

I giovani e l’Università. Monti cita in due occasioni la necessità di stimolare il capitale umano, una bella formula che scioglie nei termini dell’Università e della Ricerca.

“Salva” il controverso provvedimento sulle privatizzazioni sostenendo la necessità di riformare privilegi e rendite che alimentano i meccanismi dell’economia che penalizzano i giovani. Affronta la spinosa questione della riforma del lavoro e degli ammortizzatori sociali dietro il solido scudo di un’azione di governo che deve tendere anzitutto al lavoro non precario per i giovani.

 

L’economia. Sul terreno che gli è più congeniale, Monti si muove con buona capacità retorica. Attacca gli economisti che si esprimono in termini critici sulla manovra: “conosco anch’io un minimo di economia, e so che è una manovra che porta con sé molti inconvenienti”. Rimarca continuità e discontinuità di governo, e in particolare il fatto che il pareggio di bilancio nel 2013 e in generale il risanamento dei conti pubblici chiesto dall’Europa sono impegni che altri hanno sottoscritto. Utilizza per due volte un convincente trittico di sostantivi ed aggettivi per descrivere gli impegni del suo governo, che intende tentare di ristabilire dignità, stabilità e autorevolezza al Paese e vuole dare puntuale, tempestiva e credibile attuazione agli impegni. Sottolinea il passaggio tra gli “atti dovuti” della “fase 1” e gli “atti voluti” della “fase 2”, e dà perfino un nome a quest’ultima: Cresci Italia.

Conclude con due elementi molto efficaci. Cita il Washington Post, e ricorda al suo pubblico che da quello che saprà fare l’Italia dipende l’economia mondiale, quindi è necessario impegnarsi per raggiungere “l’unità nello sforzo di cambiamento”. Invoca, infine, la necessità di creare “una speranza per il futuro su basi meno effimere del surfing degli anni passati, che ha creato onde sempre più alte, che alla fine si sono scaricate sui giovani”.

 

Un’ultima nota meritano le moltissime domande. In negativo: Monti “glissa” sia sulla questione della casa come reddito ma anche come spesa, e quindi dell’impatto della riforma catastale sui possessori di casa, anche con mutuo; e risponde a metà anche circa i rapporti con la Libia e possibile riapertura del CPT di Lampedusa. Ma riesce anche ad inserire una buona stoccata: chiamato a esprimersi sulla possibilità di un prossimo periodo di recessione, cita il bagno di ottimismo invocato da Silvio Berlusconi lo scorso anno, e sottolinea come il suo sforzo, da Presidente del Consiglio, sia volto a spiegare la manovra e i suoi effetti, positivi e negativi, più che ad influenzarne la rappresentazione.

  di Christian Ruggiero