Silvio Berlusconi

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Drammatizzazione mon amour

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In attesa dell’accendersi della competizione elettorale – che da calendario prevede due campagne per le Amministrative e una per le Politiche tra questo e il prossimo anno – c’è da chiedersi quanto l’understate imposto alla politica italiana dalla gestione Monti avrà effetti sui futuri stili della comunicazione politica.


Cortina, se il Pdl stigmatizza la spettacolarizzazionedi un evento

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Il caso Berlusconi,in Italia, è emblematicodi quanto la politica odierna sia media-dipendente. L’ex presidente del Consiglio ha introdotto nel Belpaese la “mediatizzazione della res publica”, evoluzione della spettacolarizzazione della politicache nel nostro Paese “è cominciata negli anni ‘60 e ‘70” e, nel suo sviluppo “anomalo” ha contribuito, in modo decisivo, al “declino della videocrazia” (Ruggiero, 2011). Tanto che, oggi, quasi spaventa questo apparente silenzio in cui l’ex premier si è rinchiuso, formalmente preso dagli innumerevoli affari giudiziari che lo vedono coinvolto.


Cala il sipario?

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Berlusconi, nel tempo, è divenuto l’ossessione del centrosinistra. Forse per l’innegabile conflitto d’interessi che è rimasto irrisolto tanto nei periodi di governo del centrodestra quanto in quelli del centrosinistra. Forse per l’impero mediatico che Sua Emittenza ha edificato grazie al favore politico che, prima ancora della sua discesa in campo, gli ha concesso i tre decreti salva-Fininvest (approvati tra l’ottobre 1984 e il gennaio 1985 dal governo Craxi) e la legge Mammì del 1990. Un impero che gli ha permesso di edificareilpartito del biscione e di indicare i canoni della fiorente opinione-pubblico, costituita dai soggetti più esposti al generalismo televisivo (Morcellini, 1995).


Domani è un altro giorno

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Sabato 12 novembre 2011, ore 21.42: il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano annuncia di aver ricevuto le dimissioni Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi. La folla che riempie la piazza del Quirinale è in festa, sui social network proliferano tweet, aggiornamenti di status, pubblicazioni di immagini e musiche che inneggiano all’addio del premier, i salotti televisivi si affollano ancor di più di esperti chiamati a rileggere gli ultimi diciassette anni di storia italiana alla luce della debacle dell’ultima settimana parlamentare.


Crisi della politica, trionfo del teatro

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Si è detto e scritto molto sulla teatralità dei fatti dell’8 novembre. Dall’immagine di Silvio Berlusconi che dopo la conta dei voti per l’approvazione del Rendiconto alza gli occhi al cielo con l’aria di un Priamo che sfugga la vista del suo regno in fiamme, ripresa perfino dalla stampa internazionale, al siparietto di Gennaro Malgeri assente per essersi allontanato proprio nel momento più strategico dall’Aula per provvedere alle prescrizioni del suo medico.


Se la Merkel e Sarkozy fanno i Berlusconi

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James Hillman, qualche anno fa, spiegava che La vecchia idea di leadership alla Cola di Rienzo, un condottiero su un cavallo bianco, non funziona più. Ci vuole qualcuno al di fuori dei quadri tradizionali della politica. Noi abbiamo eletto due attori per esempio, Reagan e Schwartzenegger, gli italiani un comico, Berlusconi. E questo spiega il suo successo elettorale (Ronchey 2005).


No ai processi in tv, sì alla difesa in tv

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Nel 1994 Jean-Marie Colombani avvertiva l’Europa dell’imminente avvento della telecrazia made in Italy, realizzata con “un raid elettorale facilitato dalla manipolazione spudorata dei mass media posseduti dall' ex finanziatore di Bettino Craxi” (Colombani, 1994). L’ex direttore de ‘Le Monde’ non si riferiva all’uso politico dei mass media che son sempre serviti per veicolare parte dell’elettorato, ma al caso specifico di Silvio Berlusconi giacché, con la sua discesa in campo, avrebbe mutato le regole del gioco fino a far sì che,nel Belpaese, “Berlusconiani e anti-berlusconiani albergano nella stessa esperienza, si riconoscono nemici perché vivono una stessa dimensione.


Le due facce della presidenzializzazione

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 Il centocinquantenario dell’Unità d’Italia rappresenta uno dei rari casi di cerimonia civile e mediale in cui l’elemento commemorativo sembra essere superato da una rivendicazione di identità e perfino di orgoglio di essere italiani. Al centro di questa congiuntura eccezionale, la figura del Presidente della Repubblica, oggetto di riflessioni parallele sulla cultura civica del paese e sulla via italiana alla presidenzializzazione, presentate la prima sulla rivista Comunicazionepuntodoc e la seconda nel corso di uno dei panel del XXV Convengo annuale SISP.

 


Il rivoluzionario qualunquista

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Le tematiche che,ultimamente, rubano le prime pagine di periodici e quotidiani e le scalette dei telegiornali, rimbalzano dagli insistenti riferimenti alla presunta loggia P4, con le trame mai recise del faccendiere Bisignani (Barbacetto, 2011), alla persistenza del sistema delle mazzette come “dovere morale” che travolge sinistra - con Viscardo Paganelli - e destra - si veda il caso dei deputati Pdl Alfonso Papa(arrestato lo scorso 20 luglio, dopo il contestatissimo voto favorevole della Camera) e Marco Milanese (ex consigliere politico del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, per il quale laGiunta per le Autorizzazioni della Camera dovrebbe procedere, tra circa una settimana,all'esame della richiesta d’arresto avanzata a suo carico dai pm napoletani).


Le allegre comari di Villa Certosa

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Silvio Berlusconi e le donne. Un rapporto che coglie al meglio una delle dimensioni più interessanti della “anomalia” italiana, la capacità del Cavaliere di fare delle sue avventure galanti, gaffes e piccoli scandali sessuali compresi, una parte della sua strategia comunicativa, che solo negli ultimi anni sembra dimostrare qualche cedimento (Ruggiero, 2010). E che pertanto avrebbe pieno diritto di ospitalità nell’articolo de “L’Espresso” nelle edicole venerdì 17 giugno; se non fosse che dall’accostamento tra l’analisi politica di Marco Damilano e il reportage fotografico di Antonello Zappadu emergono segnali contrastanti.


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