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I-Sel. L’immaterialismo storico di Sinistra, Ecologia e Libertà

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Chissà se qualcuno della Apple conosce Sinistra Ecologia e Libertà? Magari, se così fosse, tra qualche giorno potremmo vedere affisso sui muri di Roma un manifesto della casa di Cupertino con su scritto: “La Apple sentitamente ringrazia i compagni di Sinistra Ecologia e Libertà per aver preso parte al lutto che ha colpito l’azienda”.
Potrebbe essere questa la risposta ad un manifesto apparso per le strade della capitale col quale la federazione romana di Sel ha dato l’estremo saluto a Steve Jobs.


Il mito della Padania nella comunicazione delle due Leghe

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Il 30 Settembre scorso Giorgio Napolitano, durante un intervento all’Univesità di Napoli, ha rivolto parole molto dure nei confronti delle spinte secessioniste della Lega Nord, negando l’esistenza di un popolo denominato “padano”. Riferendosi in particolare al linguaggio degli esponenti leghisti il Capo dello Stato ha affermato: “Quello che si sente è spesso un incoraggiamento ridotto al minimo anche dal punto di vista dell'espressione verbale, grida che si elevano in quei prati in cui non c'è il popolo padano, ma una certa parte del corpo elettorale. Che ha scarsa conoscenza di alcune cose, tra cui l'Articolo 1 della Costituzione”.


No ai processi in tv, sì alla difesa in tv

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Nel 1994 Jean-Marie Colombani avvertiva l’Europa dell’imminente avvento della telecrazia made in Italy, realizzata con “un raid elettorale facilitato dalla manipolazione spudorata dei mass media posseduti dall' ex finanziatore di Bettino Craxi” (Colombani, 1994). L’ex direttore de ‘Le Monde’ non si riferiva all’uso politico dei mass media che son sempre serviti per veicolare parte dell’elettorato, ma al caso specifico di Silvio Berlusconi giacché, con la sua discesa in campo, avrebbe mutato le regole del gioco fino a far sì che,nel Belpaese, “Berlusconiani e anti-berlusconiani albergano nella stessa esperienza, si riconoscono nemici perché vivono una stessa dimensione.


Le due facce della presidenzializzazione

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 Il centocinquantenario dell’Unità d’Italia rappresenta uno dei rari casi di cerimonia civile e mediale in cui l’elemento commemorativo sembra essere superato da una rivendicazione di identità e perfino di orgoglio di essere italiani. Al centro di questa congiuntura eccezionale, la figura del Presidente della Repubblica, oggetto di riflessioni parallele sulla cultura civica del paese e sulla via italiana alla presidenzializzazione, presentate la prima sulla rivista Comunicazionepuntodoc e la seconda nel corso di uno dei panel del XXV Convengo annuale SISP.

 


Il rivoluzionario qualunquista

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Le tematiche che,ultimamente, rubano le prime pagine di periodici e quotidiani e le scalette dei telegiornali, rimbalzano dagli insistenti riferimenti alla presunta loggia P4, con le trame mai recise del faccendiere Bisignani (Barbacetto, 2011), alla persistenza del sistema delle mazzette come “dovere morale” che travolge sinistra - con Viscardo Paganelli - e destra - si veda il caso dei deputati Pdl Alfonso Papa(arrestato lo scorso 20 luglio, dopo il contestatissimo voto favorevole della Camera) e Marco Milanese (ex consigliere politico del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, per il quale laGiunta per le Autorizzazioni della Camera dovrebbe procedere, tra circa una settimana,all'esame della richiesta d’arresto avanzata a suo carico dai pm napoletani).


Davide e Golia

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Le recenti elezioni amministrative possono essere lette come una cartina di tornasole per monitorare il gradimento nazionale del governo. Ed infatti il risultato a tutti noto mostra una decadenza dell'attuale leadership di centro destra. Dove però questo aggregato politico tiene, forse solo apparentemente per una casualità, è in Calabria. Mentre tutto si muove verso nuovi equilibri maggiormente favorevoli a forze differenti da quelle guidate dall'attuale presidente del Consiglio, nella punta dello Stivale prevalgono quasi ovunque, a livello provinciale, le forze del centro destra. Cerchiamo di comprendere il caso del capoluogo.


Il “comico della politica” non fa più ridere

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Nel 2006 disse che non ci sarebbero stati “così tanti coglioni” da votare Prodi. E perse. Qualche giorno fa, dal salotto di Porta a Porta, ha dichiarato che De Magistris e Pisapia avrebbero perso poiché gli elettori non sarebbero andati in seggio “lasciando a casa il cervello”. E ha perso. Nel 2006 il centrosinistra si stabilì a Montecitorio in un crogiolo di antiberlusconiani. A Napoli e a Milano, senza dimenticare le imprese insperate di Novara, Cagliari e Trieste, si sono imposti dei candidati sicuramente diversi da quelli a cui sono abituati gli italiani. E, per questo, sono stati entrambi definiti, estremisti e populisti.


Terzo polo a Cinque stelle

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Il vero terzo polo è il MoVimento “5 stelle” di Beppe Grillo. È questa una delle interpretazioni più ricorrenti sulla stampa quotidiana all’indomani delle elezioni amministrative.

Apre così Il Fatto quotidiano, con un articolo di Fabrizio d’Esposito, che sottolinea come l’affermazione principale di Grillo avvenga proprio a Bologna, città natale di Fini e Casini, leader di quel terzo polo che esce dalle urne più traballante che mai.


Il declino dell’uomo pubblico nell’hard news di Strauss-Kahn

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In poche ore l’attenzione del pubblico francese si è spostata dai gossip sull’ipotetica “gravidanza elettorale” della première dame Carla Bruni alla cronaca dell’arresto per tentato stupro del direttore generale del Fondo monetario internazionale Dominique Strauss-Kahn. In attesa che i contorni giudiziari della vicenda trovino una definizione più nitida, le reazioni delle prime ore testimoniano lo stato di choc e caos del mondo politico transalpino.

 


Le rivoluzioni di Internet? Il ruolo dei nuovi media nella primavera araba

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Giovedì 28 aprile si è tenuto presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione, un seminario dal titolo “Le rivoluzioni di Internet? Il ruolo dei nuovi media nella primavera araba”. Le rivolte che hanno infuocato il Maghreb (e non solo) sono state spesso definite “le rivolte di Facebook”, sottolineando in questo modo il ruolo svolto dalle tecnologie 2.0 nella loro organizzazione. Su questa interpretazione si è aperto un ampio dibattito tra entusiasti e scettici riguardo all’apporto dato dai social network alla partecipazione politica (riportato, ad esempio, dall’autorevole rivista Foreign Affairs).


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