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PD Factor, un anno dopo

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Finisce senza clamori e con l’ennesima vittoria ai punti di Matteo Renzi il confronto in diretta su Sky e Cielo fra i tre candidati alla segreteria del PD. A distanza di un anno dalla celebre serata degli allora “Fantastici Cinque” candidati premier del Centrosinistra, il copione si ripete in modo più chiaro ma meno enfatico, forse perché la posta in gioco e la stessa incertezza sul risultato appaiono minori.


La posta in gioco

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Decaduto. I media mainstream e social, le conversazioni da viaggio, da bar, da cena in famiglia ruotano, dalle 17.42 di ieri, 27 novembre 2013, di questa parola. Silvio Berlusconi è decaduto dalla carica di Senatore, come conseguenza della condanna definitiva per frode fiscale che ha aperto la stagione politica 2013-2014.

 

La notizia è ovviamente in apertura dei quotidiani di oggi, e proprio dalle lettura dei due editoriali “di punta”, quello de “la Repubblica” e quello del “Corriere della Sera”, viene al pettine un nodo politico e mediale che è la chiave di lettura di ciò che è stato e che sarà, del Cavaliere, della politica italiana, delle sue istituzioni.


L’esercito di Silvio. Polbusting e oltre

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Tra le conseguenze più interessanti della costante commistione tra politica ed intrattenimento c’è la possibilità, per i cittadini-utenti di contenuti e tecnologie comunicative, di poter esprimere una forma di interesse, se non impegno, politico giocando con i codici dell’entertainment. Si tratta di un rovesciamento fondamentale: anche nella misura in cui la politica rimanga, nel suo linguaggio, un campo separato dalla vita delle persone (Edelman, 1987), la possibilità di intervenire rimane garantita, soprattutto da parte di utenti giovani e skillati nei linguaggi interferenti della comunicazione, in primo luogo digitale.


Il Letta quotidiano. Menzione d’onore alle donne del governissimo bifronte

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A meno di tre settimane dal suo insediamento, non è un compito facile offrire una valutazione dell’operato del governo Letta. Si intrecciano due circostanze contrastanti: da un lato, i cattivi auspici sotto cui nasce il “governissimo”, che presto diventa un nuovo simbolo del celebre “inciucio” tra centrosinistra e centrodestra. Circostanze che rendono praticamente impossibile per il Presidente del Consiglio realizzare scelte di piena soddisfazione per la base del suo partito (a partire dalla costituzione della squadra di governo).


Le lacrime del Giaguaro

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Nella sua lunga e illuminante Presentazione all’opera di Murray Edelman, Gli usi simbolici della politica, Giorgio Fedel ci ricorda che “gli autori sono pressoché unanimi nel riconoscere che l’azione rituale è «simbolica» […] Infatti, l’azione rituale collega i mezzi e i fini non come causa e effetto (cioè, intrinsecamente), ma piuttosto in modo simile al collegamento che le parole del linguaggio naturale intrattengono con il loro significato. Il rito «significa», nella mente dei partecipanti e dei credenti, i suoi scopi come il termine «tavolo» significa tavolo, senza alcun nesso causale e intrinseco tra i due”. (Edelman 1987, p. 19).


Verso il Quirinale: la strana liturgia della presidenzializzazione

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La lettura dell’attuale fase politica come inizio di una fantomatica Terza Repubblica sembra essere messa fortemente in discussione dall’andamento dell’elezione presidenziale in corso. Il clima di opinione in cui si inserisce il voto delle Camere fa infatti pensare, piuttosto, a un colpo di coda della cosiddetta Seconda repubblica che nella sua età tarda consuma una definitiva vendetta sulla Prima. Questo corto-circuito corrisponde all’incrocio di due tendenze ormai consolidate nelle democrazie contemporanee: la mediatizzazione e la presidenzializzazione della politica.


Il ritorno della videocrazia

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Neil Postman con il suo Amusing Ourselvest to Death nel 1985, Giovanni Sartori con Homo videns. Televisione e post-pensiero nel 1997 molto più che con il capitolo aggiuntivo sul “Videopotere” nella terza edizione del suo Elementi di teoria politica nel 1995, sono gli esempi più “classici” di come finissimi pensatori abbiano sancito la mutazione antropologica dell’uomo a partire dalla centralità del video.


Di movimenti, apriscatole e altre questioni sociologiche

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C’è molta sorpresa, all’indomani dell’elezione dei Presidenti di Camera e Senato, per l’eventualità che i voti che hanno portato Laura Boldrini e Pietro Grasso alla guida dei due rami del Parlamento provengano, anche in parte, dagli eletti del MoVimento 5 Stelle.


La trattativa Stato-Grillo

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Sabato 9 marzo Matteo Renzi, intervistato da Fabio Fazio a Che tempo che fa, ha espresso posizioni di grandissimo buonsenso. Tranne una.


Non pensare al Grillo trionfante!

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Tra le cose che i progressisti americani possono fare per non permettere ai conservatori di averla vinta su tutto, secondo Geroge Lakoff, c’è una regola aurea che non viene quasi mai rispettata, in particolar modo dai progressisti di casa nostra: “ricordarsi di non pensare all’elefante. Se accettate il loro linguaggio e i loro framee vi limitate a controbattere, sarete sempre perdenti perché rafforzerete il loro punto di vista” (Lakoff, 2006, pp. 56-58).

 

È una regola che, anche nell’Italia del 2013, dimostra tutta la sua attualità, e su almeno due piani distinti.


Un seminario eccezionale

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Pubblichiamo i materiali presentati dal gruppo di ricerca dell'Osservatorio Mediamonitor Politica nel corso dell'incontro "T(v)witter. Seminario di studi su un'elezione eccezionale", che ha avuto luogo mercoledì 6 marzo 2013 presso il Centro Congressi del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale.

L'elaborazione dei dati presentati produrrà output più completi e pienamente in grado di dar conto di obiettivi, metodi e risultati di ricerca. Riteniamo tuttavia utile questa anteprima che riguarda i due grandi filoni nei quali la ricerca si è articolata.

 


Un risultato eccezionale. L’impatto del disagio giovanile e sociale sui risultati elettorali 2013

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Pubblichiamo in anteprima l'editoriale del Prof. Morcellini per la rivista online federalismi.it

 

 

“Piccole occasioni di rottura della pazienza quotidiana
contengono grandi scosse:
di colpo le strade si riempiono di scontento
che sembra nato di pioggia come un fungo”

Erri De Luca, Il panello, ora in In alto a sinistra


Una campagna anomala

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La campagna elettorale appena conclusa è stata decisamente anomala, tanto che qualche analista non ha esitato a definirla “la più brutta di sempre”.

Prima anomalia: il contesto politico. Tredici mesi di governo tecnico retto da una “strana maggioranza” composta da Pdl, Pd e Udc, a cui viene a mancare il sostegno del partito di Silvio Berlusconi. Si vota con un paio di mesi di anticipo rispetto alla naturale scadenza della legislatura, per la prima volta in pieno inverno.


The best is yet to come

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Il risultato del MoVimento 5 Stelle è imponente, ma non eccezionale. Nel senso che non si tratta di una eccezione, ma di un fenomeno che fa seguito a numerosi segnali, e dei più consolidati nelle analisi politiche ed elettorali: i risultati delle elezioni amministrative che hanno aperto la strada a queste consultazioni nazionali.


Il confronto, questo sconosciuto

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Giovedì 21 febbraio 2013, meno tre alle elezioni politiche. Per la seconda volta consecutiva, e per la terza nella pur non lunghissima vita della cosiddetta Seconda Repubblica, va in scena la pantomima di un confronto.

 


I partiti politici su Facebook

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 Quali sono i partiti e gli schieramenti con gli utenti più attivi su Facebook, il social network con il maggior numero di membri in Italia?


MontiSpot

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Un’analisi frame per frame dello spot di Mario Monti (anticipata a Formiche.net) “dice” molto della campagna elettorale del Professore. Soprattutto nella scelta delle immagini da “giustapporre” al parlato: se sul primo versante Monti non sembra fare un particolare sforzo per modulare il proprio tono di voce in funzione di un contesto che richiederebbe forse una maggiore enfasi, la scelta iconografica rivela diverse mosse positive. E una grossa contraddizione.


Tv e politica: un copione già visto?

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La campagna elettorale è in pieno svolgimento, ai politici è interdetto (almeno teoricamente) l’accesso ai programmi di intrattenimento, e l’attenzione degli analisti si concentra ancora una volta su quelle trasmissioni di infotainment che dell’intrattenimento son figlie predilette. Le polemiche sull’intervista di Barbara D’Urso a Silvio Berlusconi sono ormai smorzate, ma uno sguardo al passato riporta una verità interessante.