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L’estetica dell’irresponsabilità

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Affluenza che cala, astensione che cresce. Sta in questo “elemento secondario”, come lo definì Renzi un anno fa, la tendenza macroscopica del ciclo elettorale cominciato nel 2013. La partecipazione al voto è passata dal 75% delle Politiche al 58,7% delle Europee 2014, fino a toccare una media del 52% in queste Regionali. Nelle stesse regioni, cinque anni fa, l’affluenza media era stata del 63%.


Una guerra di posizione è ancora possibile?

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Su MediaPeriscope, il nuovo magazine del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza Università di Roma, una riflessione su che storia racconta la cronaca dei media italiani dell’incontro tra Matteo Renzi e Barack Obama.


Mattarellum, Mattarella

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Le sue origini democristiane e siciliane, la sua riservatezza negli anni e il suo understate nei primi atti da Presidente, la tragica morte del fratello e l’ombra della Mafia. Questi gli elementi ricorrenti nella descrizione del dodicesimo Presidente della Repubblica Italiana. 

 

Meno citato il termine che politicamente può essere considerato il più associato al suo nome: mattarellum. Così Giovanni Sartori battezza le leggi di riforma elettorale in senso maggioritario che portano il nome di Sergio Mattarella, in vigore nelle elezioni del 1994, 1996 e 2001.


Mago Merlino e la crisi del talk politico

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Fa riflettere il tweet di Matteo Renzi contro i talk show. Non solo perché facilmente definibile come un’inopportuna presa di posizione di un Presidente del Consiglio iper-televisivo e iper-presenzialista sulla scena del talk, se non come una vera e propria invasione di campo rispetto a Piazzapulita, che a quell’ora, le 22.45 di lunedì 26 gennaio, parlava di Patto del Nazareno e Presidenza della Repubblica. Anche perché ricorda recenti parole di un illustre precedente nel campo della Premiership televisiva.


Un Presidente nazional-popolare all’epoca della democrazia della rete

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Nella corsa al Quirinale fanno la loro comparsa nomi ampiamente noti alla politica e al grande pubblico (come Giuliano Amato, Romano Prodi, Walter Veltroni, Anna Finocchiaro), ma anche un “insospettabile” outsider: Giancarlo Magalli.

 

Classe 1947, autore televisivo e presentatore, Magalli è conosciuto per i suoi programmi di intrattenimento in perfetto stile mainstream: una piazza, un Comitato e tante storie da raccontare nell’intimità del salotto televisivo (Ruggiero, 2014b). Eppure, la “colpa” o il “merito” della nomina spettano al web.


Carmelita a braccetto con Cronkite

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Da amante dell’opera di Umberto Eco, era un po’ che cercavo l’occasione di celebrare a modo mio il cinquantenario di “Apocalittici e integrati”. Che lo spunto me lo avrebbe dato il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti non lo avrei, però, creduto.


Storia della seconda Repubblica: un percorso tra gli scenari politici ed economici dell’Italia degli ultimi vent’anni.

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Un percorso che inizia negli anni ’90 con l’alternanza di leader e partiti politici, leggi elettorali, eventi che segnano la storia di un’Italia che cambia, che lotta, che cerca di non cedere al naufragio della crisi economica. Dopo Tangentopoli, è il momento di Amato e il crollo della lira, poi il governo tecnico di Ciampi, il sistema proporzionale e quello maggioritario. La corsa alle elezioni del 1994 e la discesa in campo di Silvio Berlusconi con la nascita di Forza Italia, il bipolarismo. Arriva Dini a fare il tecnico, a cui succede Prodi, a cui seguono D’Alema uno e due e poi di nuovo Amato. Arrivano il Berlusconi bis e tris, sconfitto in seguito dal bis di Prodi, che si alterna con il Berlusconi quater.


Attraverso lo specchio

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Cos’hanno in comune l’ultima mossa di Matteo Renzi, l’ospitata da Barbara D’Urso, e l’ultima dichiarazione di Silvio Berlusconi, che teorizza la sua campagna trionfale fuori dalla tv?


Streaming in vain?

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Alcune sollecitazioni di un intervento a TgCom24 circa il vertice Pd-M5S di mercoledì 25 giugno meritano di essere approfondite.


Tele-risultati elettorali

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Non è facile fare un’analisi dei risultati elettorali dal punto di vista dei soggetti che da quei risultati sono stati maggiormente stressati. Non solo i “grillini”, passati rapidamente da una vittoria che, a bocce ferme, è stata data troppo per certa, a un risultato talmente insoddisfacente da costringere i vertici del MoVimento a ricorrere a un celebre antiacido.


And the topic is…

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Se è vero che le decisioni di voto, in un’epoca in cui l’elettorato d’appartenenza è solo un lontano ricordo e la sua “fluttuanza” aumenta da una prova delle urne alla successiva, uno sguardo ai temi dell’ultima settimana di campagna elettorale, da lunedì 19 a venerdì 23 maggio, può dare qualche spunto a chi cerca attuare il difficile mestiere delle previsioni di voto.


Come nella scherma

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Ci sono testi che fanno la storia di una disciplina, non solo per l’analisi che propongono, ma per la capacità di azzeccare la metafora. Lungo tutto il corso della cosiddetta Seconda Repubblica, il rapporto fra politici e politici, e fra politici e giornalisti, è stato Come nella boxe, secondo un celebre saggio di Omar Calabrese, che a sua volta riprende uno scritto di Roland Barthes. Non è stato, però un incontro di boxe quello che abbiamo visto a Porta a Porta ieri, 19 maggio 2014.


Per 80 Euro?

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Tramontata, salvo colpi di scena, la possibilità di una seconda ospitata di Matteo Renzi ad “Amici” di Maria De Filippi, e dissoltesi in fretta le polemiche a riguardo, il dibattito mediale e politico dell’Italia che si dirige verso le Europee del 2014 doveva pur trovare un argomento autoreferenziale attorno al quale polarizzare l’attenzione. Lo ha trovato nelle parole di Piero Pelù dal palco di Piazza San Giovanni a Roma, pronunciate durante il concerto per il Primo Maggio.


Cinque personaggi in cerca d’autore

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Le Europee sono alle porte. Vengono presentati i simboli dei partiti, con le conseguenti polemiche sugli schieramenti, che anticipano e radicano nel dibattito tutto nazionale il tema, ben più ampio, degli apparentamenti con le grandi famiglie politiche europee. Soprattutto, inizia la campagna comunicativa dei partiti, e ancora una volta i manifesti ricoprono un ruolo fondamentale.


Leadership e premiership: l’iperattività “futurista” di Renzi

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Matteo Renzi ha un atteggiamento “futurista” nei confronti della politica. A partire dall’8 dicembre 2013, data in cui è stato eletto direttamente – con le famose “primarie” – segretario nazionale del Pd, l’ex sindaco rottamatore ha fatto della velocità il tratto distintivo della sua azione, apparsa da subito incessante e martellante su tutto ciò che lo ha preceduto. Prima sul partito, con le inusuali riunioni della segreteria alle 7 di mattina. Poi, dopo che il 13 febbraio la Direzione del Pd ha sancito la fine del governo guidato dal suo ex vicesegretario Enrico Letta, è salito a Palazzo Chigi.


Tu chiamale se vuoi consultazioni

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È ingiusto con se stesso Grillo a dichiararsi non democratico durante le consultazioni tra Partito Democratico e MoVimento 5 Stelle. Soprattutto perché il cuore del suo discorso non è antidemocratico, è antipolitico, e nello specifico antiparlamentare. Ma una domanda rimane: cosa ci fa una forza politica antiparlamentare in Parlamento? Vive – e prospera – della sua stessa presenza. Di una coerenza che, sarà la lente a volte distorta del video, si fa format.


Il pericolo grigio

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Per uno studioso di comunicazione politica che si sia formato in piena Seconda Repubblica, la metafora della “staffetta” rimanda agli albori della politica-spettacolo (Statera, 1986), all’immagine di Craxi che, nel febbraio del 1987, adombra in televisione la possibilità di non “cedere il testimone” ad una Presidenza del Consiglio democristiana. Sono i primi effetti di quel nuovo dominio della trasparenza che investe una politica ormai incapace di tenere i cittadini all’oscuro del privato dei suoi leader, si tratti delle loro relazioni sentimentali o degli accordi che stringono più o meno alla luce del sole (Thompson, 2005).


Il trionfo degli under 40, la politica italiana «cambia verso»?

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Quasi tre milioni di votanti, i due terzi dei quali hanno scelto il 38enne Matteo Renzi: le Primarie dell’8 dicembre 2013 per l’elezione diretta del segretario del PD saranno ricordate come un cambiamento generazionale con pochi precedenti nella storia della sinistra italiana.


Per un trattino

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“We're putting the band back together”
The Blues Brothers, 1980

     

La vittoria di Matteo Renzi alle Primarie del Partito Democratico del 2013 segna la fine della sinistra italiana? Del PD? Del governo di larghe intese? Nonostante le posizioni che, entusiasticamente o tristemente, caldeggiano ipotesi come queste, la risposta è un (graduato) no.