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Referendum 2016: tempo di bilanci

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46.674 secondi, pari a quasi 13 ore. È il tempo che, nelle sette settimane precedenti le consultazioni del 4 dicembre 2016, i telegiornali della sera hanno dedicato al Referendum costituzionale. Si tratta del “tempo antenna”, dunque della somma dei secondi dedicati al racconto delle posizioni in campo da parte dei giornalisti (“tempo notizia”) e dei secondi in cui sono stati i protagonisti della politica italiana, schierati per il Sì o per No, a prendere la parola per esprimere la propria posizione (tempo parola).


Referendum 2016, settima settimana: la strana par condicio del No

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L’ultima settimana (corta) di rilevazione sancisce un dato importante: il trend di copertura mediatica dei due schieramenti ha retto fino all’ultimo. Sul fronte del Sì, difficilmente le percentuali di copertura del Presidente del Consiglio in termini di tempo antenna e tempo parola scendono al di sotto del sessanta per cento. Sul fronte del No, fa il suo ritorno la componente leghista, che nelle scorse settimane sembrava “sottotono”, e confermano la propria forza, in uno scenario assai frammentato, la componente del MoVimento 5 Stelle, rappresentata da Luigi Di Maio, e quella che si riassume nella figura dell’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.


Referendum 2016, sesta settimana: un referendum per tre

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Nella penultima settimana di campagna referendaria l’“effetto accozzaglia” sembra ridursi, e, di fatto, i contendenti che ottengono il maggior numero di secondi di tempo antenna e soprattutto di tempo parola fanno riferimento a tre forze politiche solamente: il Partito Democratico, Forza Italia e il MoVimento 5 Stelle.

 


Referendum 2016, quinta settimana: l’importanza di (non) essere “accozzaglia”

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La quinta settimana di rilevazione non porta novità sostanziali al trend ormai consolidato, una contrapposizione tra un Sì quasi monolitico, riferibile, soprattutto nei tempi parola dei tg della sera, per due terzi al Presidente del Consiglio Renzi, e un no multiforme e difficilmente in grado di trovare un punto di convergenza anche solo simbolica in uno dei volti che si affacciano allo schermo televisivo.


Referendum 2016, quarta settimana: niente di nuovo sul fronte occidentale

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La cifra comunicativa di questa tornata referendaria non fa che confermarsi, compreso il media event che, anche questa settimana, distoglie per qualche tempo l’attenzione dei tg dal tema Referendum. Da una parte, un fronte del Sì compatto soprattutto nella gestione dei tempi di parola; dall’altra, una coalizione del No che raccoglie tempi antenna complessivamente maggiori ma che deve al tempo stesso scontare l’effetto “armata Brancaleone”.

 


Referendum 2016, terza settimana: la posta in gioco

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La terza settimana di rilevazione si apre con poche promesse per gli analisti di Mediamonitor Politica. Da lunedì 31 ottobre a mercoledì 2 novembre il tema Referendum è sostanzialmente accantonato, per dare spazio ai contini aggiornamenti sul sisma che ha colpito il Centro Italia e le cui conseguenze appaiono ogni giorno più gravi. Ma da giovedì 3 novembre il conteggio del tempo notizia e del tempo parola per il Sì e per il No torna a dare risultati, e delinea con chiarezza la posta in gioco di questa tornata referendaria: non il tempo assoluto di copertura, ma la ratio tempo d’antenna / tempo di parola delinea infatti un’oggettiva discrasia nel coverage dei due fronti contrapposti.


Referendum 2016: i dati delle prime due settimane

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Pubblichiamo la sintesi dei dati presentati questa mattina alla Camera dei Deputati, e realizzati nell'ambito della ricerca in corso sul pluralismo informativo nei telegiornali della sera.


Referendum 2016, seconda settimana: la strana normalizzazione

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Nella seconda settimana di rilevazione, l’Osservatorio Mediamonitor Politica registra una minore divergenza tra i secondi dedicati alle ragioni del Sì (1.746) e quelli dedicati alle ragioni del No (1.674). Questa sostanziale “par condicio”, con un vantaggio abbastanza lieve per il Sì, ha però luogo in una settimana abbastanza peculiare.

 


Referendum 2016: un conflitto asimmetrico

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La prima settimana di rilevazione dell’Osservatorio Mediamonitor politica sulla par condicio nei telegiornali della sera in riferimento alle posizioni del Sì e del No in vista del Referendum del 4 dicembre 2016 conferma i primi, interessanti, spunti emersi. Il dato numerico in sé e per sé racconta una storia, che vede il No protagonista, con 4.359 secondi contro i 2.960 del Sì, dietro la quale occorre scavare almeno un po’, per portare alla luce la profonda “asimmetria”, inversa a quella dei numeri, nella formazione degli schieramenti.

 


Primi dati dell’Osservatorio Tg: uno spettro si aggira per le reti tv…

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I primi dati dell’Osservatorio Mediamonitor Politica relativi alla ricerca sul pluralismo informativo nei telegiornali della sera fotografano una realtà interessante e per certi versi imprevedibile, un trend che, qualora permanesse nei 45 giorni di campagna, costituirebbe un elemento di riflessione importante per studiosi e osservatori di comunicazione politica. Il tempo dedicato al No è, in termini assoluti, molto maggiore di quello dedicato al Sì (648 secondi a 321). Ma è nella composizione di questi tempi che sta la vera sfida del Referendum.

 


L’accerchiamento del Pd ai ballottaggi: sarà Cagliari o Milano la nuova capitale della sinistra?

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Ancora 48 ore e conosceremo i nomi dei nuovi sindaci di Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna, Trieste e di altri venti capoluoghi di provincia. E’ una partita molto difficile per il Pd del premier-segretario Matteo Renzi, che dopo il risultato non brillante del primo turno ha annunciato l’intenzione di voler mettere mano profondamente ad un partito sempre più lacerato dalle divisioni interne – ultimo il “caso D’Alema”, anche se l’ex leader ha smentito il suo presunto


Note sul dominio del registro pop nella telepolitica italiana

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Mentre scorrono placide le ore di un week end che non offre grandi spunti al dibattito politico-televisivo, c’è finalmente la possibilità di riflettere su ciò che è accaduto una settimana fa, sulla presenza dei due Mattei nazionali in due delle trasmissioni maggiormente popdella tv italiana: Salvini a C’è posta per te  sabato 5 marzo e Renzi a Domenica Live domenica 6 marzo. In due soli giorni, l’occasione imperdibile di riflettere sullo stato attuale della pop politics (Mazzoleni, Sfardini, 2009), e alle sue declinazioni, in parte inaspettate.


Non appari mai

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Tu non sei, non sei più in grado
neanche di dire SE!
quello che hai in testa l'hai pensato te!
Qui non sei, non sei NESSUNO
qui non si esiste più
se non si appare mai in TI VU!
(Vasco Rossi, Non appari mai, in Gli Spari Sopra - 1993)

 

 


La Seconda Repubblica è morta, viva la Seconda Repubblica

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Il dibattito suscitato dalle parole di Matteo Renzi al Meeting di Comunione e Liberazione lo scorso 25 agosto ha almeno due grandi colpe, che dicono molto dell’Italia che dovrebbe finalmente aver trovato la forza di ripartire.

 

La più evidente è la guerra dei numeri. Massimo D’Alema dal palco della Festa del Pd a Milano si chiede “perché dal 41 per cento a oggi i sondaggi ci danno al 30 per cento: qualcosa è successo, e ci siamo persi per strada 2 milioni di elettori”. Luca Lotti replica che “il Pd nelle ultime elezioni nazionali ha preso nel 2013 il 25.2 per cento con la guida di Pier Luigi Bersani e nel 2014 il 40.8 per cento con la guida di Matteo Renzi”.


Il ritorno del Rottamatore

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L’apparato non c’è più, crollano le roccaforti rosse. Renzi è ancora leader, ma se vuole rimanere premier deve ricominciare a “rottamare”


Regionali 2015, hanno vinto tutti?

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Nella “prima Repubblica”, ai tempi del sistema proporzionale puro senza sbarramento, era consuetudine che nel lungo lunedì post-elettorale tutti i segretari di partito si dichiarassero soddisfatti e si proclamassero vincitori. Nella “seconda Repubblica”, basata su sistemi elettorali diversi ma comunque maggioritari, ciò non è più stato possibile, dato che è poco credibile cantare vittoria quando il sindaco o il presidente eletto appartiene allo schieramento avversario. Eppure, in questa insolita nuova fase di transizione, lunedì scorso tutti i leader di partito – ad eccezione dei popolari di Alfano e Casini – si sono sorprendentemente detti soddisfatti del risultato del voto nelle sette Regioni.


L’estetica dell’irresponsabilità

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Affluenza che cala, astensione che cresce. Sta in questo “elemento secondario”, come lo definì Renzi un anno fa, la tendenza macroscopica del ciclo elettorale cominciato nel 2013. La partecipazione al voto è passata dal 75% delle Politiche al 58,7% delle Europee 2014, fino a toccare una media del 52% in queste Regionali. Nelle stesse regioni, cinque anni fa, l’affluenza media era stata del 63%.


Una guerra di posizione è ancora possibile?

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Su MediaPeriscope, il nuovo magazine del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza Università di Roma, una riflessione su che storia racconta la cronaca dei media italiani dell’incontro tra Matteo Renzi e Barack Obama.


Mattarellum, Mattarella

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Le sue origini democristiane e siciliane, la sua riservatezza negli anni e il suo understate nei primi atti da Presidente, la tragica morte del fratello e l’ombra della Mafia. Questi gli elementi ricorrenti nella descrizione del dodicesimo Presidente della Repubblica Italiana. 

 

Meno citato il termine che politicamente può essere considerato il più associato al suo nome: mattarellum. Così Giovanni Sartori battezza le leggi di riforma elettorale in senso maggioritario che portano il nome di Sergio Mattarella, in vigore nelle elezioni del 1994, 1996 e 2001.


Mago Merlino e la crisi del talk politico

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Fa riflettere il tweet di Matteo Renzi contro i talk show. Non solo perché facilmente definibile come un’inopportuna presa di posizione di un Presidente del Consiglio iper-televisivo e iper-presenzialista sulla scena del talk, se non come una vera e propria invasione di campo rispetto a Piazzapulita, che a quell’ora, le 22.45 di lunedì 26 gennaio, parlava di Patto del Nazareno e Presidenza della Repubblica. Anche perché ricorda recenti parole di un illustre precedente nel campo della Premiership televisiva.