Libro e tavolinetto...

Tetris è un salotto della telepoltica volutamente "anomalo", e marca la sua specificità con una serie di piccole accortezze, come la costruzione di uno studio in cui non campeggia una scrivania ingombra di carte, e un atteggiamento a tratti irriverente del suo conduttore. Per esempio, nel gettare in un angolo il libro che ha appena presentato. Un gesto che, venerdì scorso, ha suscitato le ire del Presidente del gruppo Pdl al Senato, e autore del volume appena offeso, Maurizio Gasparri.

Il siparietto che ne è nato porta con sé alcune considerazioni, prima di tutto sulla trasmissione. Non è un caso che Telese non abbia una scrivania su cui poggiare un libro: rinunciare a questo oggetto d’arredamento significa distaccarsi da un modello di talk che, mantenendo un rimando esplicito alla redazione di un telegiornale, ne fa una fonte di legittimazione: pensiamo al tavolo trasparente a cui si appoggia Bruno Vespa, o a quello che separa Lucia Annunziata dal suo interlocutore ogni domenica. Il gesto di gettare il libro appena presentato, poi, è un modo di giocare con i canoni della televisione, che prevedono un esplicito "scambio di favori" tra l'ospite che si concede alla telecamera e il conduttore che cita, commenta e inquadra il libro: pensiamo all'effetto vetrinetta di Omnibus. Ma passiamo alla querelle tra Gasparri e Telese. Il conflitto tra i due, in effetti, si accende quando il senatore chiede di cancellare il gesto del conduttore dalla registrazione della puntata, quando cioè il meccanismo interno della trasmissione (uno dei rituali che la caratterizzano) viene portato in primo piano (difficilmente uno spettatore che non fosse un habituè avrebbe fatto caso al destino del libro di Gasparri) e messo in discussione. Per un politico, essere ospitato in un programma televisivo significa trovare un equilibrio tra il rispetto delle regole del gioco che il format gli impone, e la volontà di forzare quelle regole per affermare la sua soggettività, in una piccola competizione col padrone di casa che talvolta si trasforma in conflitto aperto - si pensi all'abbandono, nella campagna per le Politiche del 2006, dello studio di In mezz'ora da parte di Silvio Berlusconi. Se questa volta l'esito è stato meno radicale, è certamente dovuto al contesto profondamente diverso. Resta il fatto che difficilmente i meccanismi interni di una trasmissione "reggono" bene alla messa in scena dei loro ingranaggi. E che il meccanismo di Tetris non solo non si è rotto, ma quasi non si è neppure inceppato.

di Christian Ruggiero

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