Cosa resta

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A due giorni dal voto, cosa resta della campagna elettorale appena terminata? L'Osservatorio Mediamonitor Politica ha monitorato 18 talk show tra serali e domenicali per le ultime quattro settimane, e, in attesa di risultati definitivi anche dal punto di vista scientifico, può iniziare a fare il punto almeno sulle parole che restano sul terreno della campagna.

Si tratta di evidenziare, tramite lo strumento della tag cloud, le parole più ricorrenti, in un corpus oltremodo "normalizzato", quello delle etichette attraverso cui sono stati identificati i temi affrontati nel corso delle puntate andate in onda delle 18 trasmissioni considerate. Il risultato, dunque, non rende conto del lessico del giornalismo o della politica, dei titoli utilizzati dai talk o delle parole degli ospiti. Eppure, in questo primo tentativo di fare il punto su ciò che resta della campagna elettorale 2018, la diversa importanza data ai termini che compongono le "scalette" delle tante puntate analizzate, e resa in forma grafica attraverso la maggiore o minore grandezza dei termini stessi, ci consegna un quadro chiaro quanto poco incoraggiante.

L'agenda dei talk risulta riconducibile a tre grandi nuclei tematici. Il primo sono le alleanze e gli schieramenti, issue che tutto il corso della cosiddetta Seconda Repubblica ha spinto lentamente fuori dall'alveo del political, delle scelte ideologiche e delle strategie di ampio respiro, verso questioni più personal, legate alla capacità dei leader di "garantire" l'uno per l'altro, o viceversa di portare sul campo della campagna elettorale il risultato di spaccature consumate come giochi di retroscena lungo l'intera legislatura precedente (Sardoni, 2009). Secondo tema, la sicurezza, tecnicamente una policy issue, qualcosa che ha a che vedere con la vita quotidiana dei cittadini, ma che, a partire dai fatti di Macerata, diviene oggetto della tanto vituperata "strumentalizzazione" politica, spesso dagli stessi soggetti che s'incaricano di lamentare questa strumentalizzazione. S tratta di una issue pura (Mazzoleni, 1998), un fatto sconvolgente che avviene in campagna elettorale, diviene notizia per il fascino dell'orrore, per la capacità di suscitare sdegno e commozione, dunque human interest, per la potenzialità in termini di sviluppi futuri. E' quest'ultimo il valore-notizia dominante, perché il dibattito politico insiste sul perdurare delle cause e sulla propagabilità degli effetti che hanno condotto alla strage. In un gioco di specchi che accontenta da una parte gli eccessi di attenzione per la "nera" del neogiornalismo (Morcellini, 2011), dall'altra la capacità delle campagne elettorali di focalizzare l'attenzione su questioni di cronaca tutt'altro che strettamente politica, se i leader in campo riescono a farne il loro cavallo di battaglia (Mancini, 2003). Terzo tema, "rimborsopoli", a dimostrazione della capacità del MoVimento 5 Stelle di catalizzare l'agenda anche e soprattutto nei casi in cui la questione sul tavolo è uno scandalo che riguarda le sue stesse fila. La purezza e la diversità dei parlamentari del MoVimento, chiamata in causa da un inquisitore pop come Le Iene (Mazzoleni, Sfardini, 2009) diviene il discrimine per strategie di delegittimazione che rischiano ancora una volta di infrangersi sulla capacità di chi guida e rappresenta il partito di Grillo di alternare recriminazioni circa l'assedio politico e mediatico cui sono sottoposti e rilanci su nuove prove di legittimazione che possono essere messe in atto in campagna e promesse per il futuro.

 

Fig.1 I temi della campagna 2018

 

Se i temi maggiormente trattati restituiscono un quadro alquanto statico, legato all'ennesima declinazione del più tradizionale tra i "chiacchiericci di campagna", a logiche di reciproca spettacolarizzazione giornalistica e politica fondate sul predominio dello stile di narrazione della cronaca nera, alla politica dello scandalo e della gestione dell'emergenza reputazionale, Dai nomi che emergono sottoponendo al medesimo trattamento lessicometrico le caselle destinate agli ospiti dei talk considerati emergono quattro ordini di evidenze. Primo: all'immaginabile primeggiare del nome di Berlusconi, diretta conseguenza dell'ennesimo diluvio televisivo dell'ex Cavaliere, segue il coronamento di una strategia di costruzione di Salvini come co-protagonista, chiamato regolarmente a disfare le tele che il primo ha appena tessuto, solo per poi lasciargli nuovamente il posto, osservarlo tesserle nuovamente, e tornare a disfarle. Una strategia di Penelope fatta di polemiche sul nome del futuro Presidente del Consiglio a seguito di una possibile vittoria del centrodestra e di rassicurazioni sul ruolo di mutua garanzia che i due leader si garantirebbero sul piano nazionale e internazionale. Secondo: se Salvini è l'aiutante dell'eterno eroe Berlusconi, l'antieroe che gli si oppone almeno virtualmente in quanto maggior esponente della coalizione avversaria nelle presenze nei talk non è Renzi ma Bonino. Un'evidenza che fa ben sperare circa il ruolo che una lista esplicitamente ispirata all'europeismo potrà giocare nei futuri equilibri, ma, dato politico-comunicativo ben più interessante, forse una presa di coscienza da parte del "leader nascosto" del centrosinistra che la campagna si può influenzare anche senza giocare sull'iperpresenzialismo - una delle cause riconosciute della débâcle del 4 dicembre. Terzo: il MoVimento riesce ancora una volta a imporre i suoi temi nell'agenda di campagna (pur con l'ambiguità sopra dichiarata) senza strafare in termini di presenze tv. Quarto: il mito della "quarta forza" si infrange su una discussione che da un lato torna a essere fortemente ideologica, in termini di una dialettica tra fascismo e antifascismo che sembrava un residuo di campagne - e rilevazioni - elettorali di almeno vent'anni fa, dall'altro non concede uno spazio corrispondente ai rappresentanti di quelle liste che si sono in qualche misura costruite per raggiungere quel quarto posto.

 

Fig.2 I personaggi della campagna 2018

 

Punte di innovazione ravvisabili più nelle persone che nei temi, dunque, in una campagna elettorale irreparabilmente vecchia. I cui effetti a breve termine vedremo tra poche ore. I cui effetti sul clima d'opinione ci accompagneranno per diverso tempo.

 

di Christian Ruggiero