Storia della seconda Repubblica: un percorso tra gli scenari politici ed economici dell’Italia degli ultimi vent’anni.

Immagine principale: 

Un percorso che inizia negli anni ’90 con l’alternanza di leader e partiti politici, leggi elettorali, eventi che segnano la storia di un’Italia che cambia, che lotta, che cerca di non cedere al naufragio della crisi economica. Dopo Tangentopoli, è il momento di Amato e il crollo della lira, poi il governo tecnico di Ciampi, il sistema proporzionale e quello maggioritario. La corsa alle elezioni del 1994 e la discesa in campo di Silvio Berlusconi con la nascita di Forza Italia, il bipolarismo. Arriva Dini a fare il tecnico, a cui succede Prodi, a cui seguono D’Alema uno e due e poi di nuovo Amato. Arrivano il Berlusconi bis e tris, sconfitto in seguito dal bis di Prodi, che si alterna con il Berlusconi quater. Di nuovo i tecnici, stavolta con Monti, accompagnati dall’amico spread. È l’Euro a chiedercelo, pardon, l’Europa. Segue l’ascesa dei sottovalutati Grillini in Parlamento, lo stallo, il Napolitano bis per il bene del Paese. Fuori Bersani, Letta supplisce, ma cede, infine, a Renzi.

Questo il quadro politico di un ventennio italiano, che va dal 92/94 fino ad oggi, che vede un Paese sull’orlo del baratro cercando di sopravvivere sotto le angosciose sigle economiche che pesano sui portafogli degli italiani: Ici, Imu, Tari, Tasi, ovvero Iuc. L’Italia che cerca di sopravvivere anche ai grandi eventi che la scuotono come i fatti del G8 e l’attacco delle torri Gemelle, ma anche agli scandali di Villa Certosa e di Arcore che ne cambiano l’immagine internazionale e le danno un posto di primo piano nei tg stranieri.

È questo il ritratto proposto da Enzo Carra e Paolo Franchi in “Storia della Seconda Repubblica”, un documentario che ripercorre proprio gli anni post “Mani Pulite” fino ad arrivare al 2013, con un protagonista indiscusso sulla scena: il debito pubblico. Un debito che sale a dismisura e che raramente scende, oggetto di grande preoccupazione della classe politica italiana a cui, però, non si riesce a porre un rimedio definitivo.

Un percorso, quello dei due giornalisti, scandito con l’aiuto di una piacevole voce fuori campo che guida e gestisce il ritmo dei principali momenti di storia italiana, proposti attraverso  la giustapposizione di filmati di diversa provenienza e qualità, frutto di riprese amatoriali e dei media mainstream italiani e internazionali.  Il senso degli accadimenti è spiegato attraverso un percorso cronologico scandito da alcuni flashback che aiutano a comprendere meglio cosa è avvenuto e il legame tra corsi e ricorsi storici, senza però l’intrusione di una voce critica che spieghi gli accaduti. Il tutto è confezionato con una colonna sonora che propone brani hit del passato della scena nazionale e internazionale, con un legame mai casuale tra testo e immagine, regalando un ritmo sempre allegro anche nei momenti più seriosi e turbolenti del percorso che si delinea sullo schermo.

Un viaggio che fa leva sulle emozioni di chi quei momenti li ha vissuti davvero, provocando quasi un senso di nostalgia per un periodo che è stato forse difficile, ma che ora è passato e quindi, non fa più paura. Un percorso che fa leva anche sulle emozioni dei più giovani, cioè su chi non ha vissuto quei momenti e solo attraverso il racconto può capire le cause degli eventi presenti e può dare un senso al loro succedersi.

Un viaggio che si ferma, appunto, al 2013. Forse per mancanza di materiale, forse per scelta, ma che, in conclusione, attiva una riflessione sul passato e una serie di interrogativi sulle scelte attuali e sugli effetti che si protrarranno nel futuro. E di fronte al ripetersi di alcuni eventi e situazioni cruciali lascia con un solo interrogativo: “Cosa accadrà?”.

di Dario Fanara