Attraverso lo specchio

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Cos’hanno in comune l’ultima mossa di Matteo Renzi, l’ospitata da Barbara D’Urso, e l’ultima dichiarazione di Silvio Berlusconi, che teorizza la sua campagna trionfale fuori dalla tv?

 

Con un pizzico di crudeltà, TvTalk anticipa l’ospitata del Presidente del Consiglio nel tele-salotto domenicale della D’Urso riproponendo una piccola fenomenologia della conduttrice più “pop” che ci sia. “Barbarella” viene assimilata alla polenta istantanea, di qualità discutibile ma ottima per le casalinghe, che lei stessa chiama in causa descrivendo il suo pubblico (Le signore che stirano, i ragazzi che mi seguono mentre fanno i compiti, gli uomini che la domenica appena finiscono le partite ‘passano’ su Canale 5). Nel suo mix di consigli di bellezza, videoricette, e libri sul benessere viene ritrovato “lo specchio brandizzato di una grande parte del Paese”, concludendo amaramente che “Se hai la pelle acneica, non puoi lamentarti che lo specchio ti mostri tutti i tuoi brufoli in faccia”.

A intervista fatta, i commenti non si discostano dall’analisi “preventiva”: la battuta di Marco Damilano su Renzi che “E' andato da Barbara D'Urso per rompere il muro delle famiglie italiane” dimostra quella tentazione di leggere la realtà come se le scelte di consumo (ed elettorali) potessero ancora dipendere dall’essere “una famiglia RAI” o “una famiglia Mediaset”. Tentazione che si fa irresistibile quando si tratta di leggere come eccezionale il comportamento di un Presidente del Consiglio che si concedere, ancora una volta, al palcoscenico “trash” della televisione italiana. Quando sarebbe sufficiente ammettere che il passaggio è compiuto, non solo l’eterno leader del centrodestra Silvio Berlusconi ma anche il più popular dei leader del centrosinistra Matteo Renzi si muove nelle logiche della pop politics (Mazzoleni, Sfardini, 2009).

 

Per i suoi predecessori, si trattava di eccezioni: Fassino a C’è posta per te nel 2005, Veltroni a Le invasioni barbariche nel 2008, per non citare quella sorta di “mito delle origini” che è il risotto di D’Alema, peraltro consumato a Porta a Porta e che quindi non rientra nella “violazione territoriale” che è alla base di queste sortite spettacolari. Per Renzi, leader la cui marca post-ideologica passa non tanto per la predilezione, quanto per la mancanza di volontà di tracciare un confine tra servizio pubblico e servizio commerciale radiotelevisivo, è la norma.

 

Curiosamente, nello stesso giorno in cui il carmelitasmack è dedicato a Matteo Renzi, il Cavaliere che ha percorso con largo anticipo le vie della pop politics annuncia, almeno nella lettura dei quotidiani, una sorta di divorzio televisivo. In apparente controtendenza con il fatto del giorno, Berlusconi dichiara che ormai gli elettori sono “raggiungibili solo attraverso un contatto personale diretto. Non li possiamo convincere attraverso la televisione, perché non la guardano più”. Teoria interessante, ma che sconta due ordini di difficoltà per risultare credibile. Anzitutto, è già sentita. Non solo in letteratura, ma dalle labbra del Cavaliere stesso, che a Porta a Porta, il 21 maggio di quest’anno aveva dichiarato di voler “attraverso un contatto personale diretto dei nostri elettori che vorranno farlo, li abbiamo chiamati missionari di libertà, quei 24 milioni di moderati […] che si sono rassegnati alla situazione delle cose […] conquistarli e appunto di far sì che il partito dei moderati, che sono un partito sociale, diventi un partito politico e possa vincere alla grande le elezioni, essere noi grande maggioranza in Parlamento”. In secondo luogo, come il viaggio veltroniano attraverso le Provincie d’Italia, rischia non solo di farsi artificio per tornare in televisione a parlarne, ma soprattutto di visitare i territori senza possederli (Prospero, 2009).

 

Qual è, dunque, il saldo di questa giornata? Il Presidente del Consiglio in carica percorre i territori della tv commerciale, proiettando attraverso lo specchio della D’Urso le sue preoccupazioni – nello specifico il costo dei pannolini, orgogliosamente citato nel lanciare il bonus-bebè – nel “Paese reale”. Il Cavaliere annuncia la volontà di disertare la tv per tornare alla conquista del “Paese reale” che in quello specchio non si riflette più, ma nel momento stesso in cui minaccia di rompere quella superficie delicata ne aumenta il riverbero. Più che un gioco di specchi, un passaggio continuo dell’Alice della politica attraverso lo specchio della tv.

 

di Christian Ruggiero