And the topic is…

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Se è vero che le decisioni di voto, in un’epoca in cui l’elettorato d’appartenenza è solo un lontano ricordo e la sua “fluttuanza” aumenta da una prova delle urne alla successiva, uno sguardo ai temi dell’ultima settimana di campagna elettorale, da lunedì 19 a venerdì 23 maggio, può dare qualche spunto a chi cerca attuare il difficile mestiere delle previsioni di voto.

Il primo tema trattato è quello che, nelle sue diverse accezioni, abbiamo qui denominato “L’effetto Grillo”; è un tema bifronte, le cui declinazioni vanno dall’affermazione di unica alternativa in funzione salvifica per l’Italia in Europa alla condanna del populismo e dei toni agguerriti della campagna del leader del MoVimento 5 Stelle. Trattare insieme questi elementi non è solo un omaggio al “bene o male, purché se parli” di Wilde, ma deriva dall’osservazione di come, nella recente prova delle Politiche, il framing televisivo, orientato positivamente o negativamente, ha comunque creato una tale eco attorno al MoVimento da divenire parte del suo successo (Morcellini, Antenore, Ruggiero, 2013; in particolare, Gangi, 2013). La visibilità garantita questa volta anche in presenza a Grillo non potrà certo trasformarsi automaticamente in voti, ma certo restituisce un effetto salienza che gonfia le vele del MoVimento. A tenderle ulteriormente, d’altro canto, è il tema-feticcio degli scandali politico-economici, che colpiscono in maniera sufficiente bi-partisan i maggiori schieramenti di centro-destra e di centro-sinistra, e rendono ancor più sonori i richiami all’onestà che sembra essere l’unica arma (affilatissima) dei cittadini pentastellati.

Ex-aequo con il tema degli scandali è il simbolo dell’autoreferenzialità della campagna, i dibattiti su come si stiano comportando i maggiori leader fuori e dentro la televisione; anche in questo item, ritorna Grillo: difficile isolare i discorsi riguardanti il leader del MoVimento dalle moltissime analisi che hanno comparativamente presentato l’operato e le promesse dei leader “maggiori” al pubblico di cittadini-telespettatori. Dunque, in cima alla classifica del cosa s’è parlato, ancora lui, ancora Grillo.

Due ulteriori elementi d’interesse vanno considerati. Quarto e quinto posto sono fermamente occupati, e non da quest’ultima settimana di campagna, da temi strettamente di “policy”: il costo della vita e il mercato del lavoro. Questioni che toccano solo tangenzialmente l’Europa, che ci ricordano come le elezioni europee vengano (non certo da oggi) considerate in primo luogo un mid-term test per le forze di governo e per quelle che, sedendo in Parlamento, ambiscono ad inviare un loro rappresentante a Palazzo Chigi. Un elemento non entusiasmante dal punto di vista del respiro europeo della politica italiana, ma quantomeno la prova che in campagna elettorale oltre all’insulto c’è di più. Infine, l’Europa. Che fa capolino con una certa forza, in fin dei conti, sommando quegli item che abbiamo denominato “L’Europa dei partiti” e quello denominato “L’Europa dei cittadini”, si raggiungono punteggi decisamente interessanti. Considerando sempre che non si tratta dei temi che un europeista vorrebbe al centro del dibattito. Nel primo caso, che posizionamento ideologico e che ruolo politico avranno le diverse liste una volta arrivate al Parlamento Europeo, in che modo sapranno farsi portartici delle istanze del popolo italiano, e perché sapranno farlo meglio delle altre. Nel secondo, cosa possiamo fare per migliorare l'Europa, che può fare l'Europa per noi, o ancor meglio, quanto conta per l’Italia e per gli italiani restare in Europa, o quanto possono guadagnare i cittadini del Belpaese a uscire dalla zone Euro. Ma almeno, l’Europa batte un colpo.

E domani? Domani si vedranno gli effetti di una campagna che è stata definita la più urlata e piena d’insulti di sempre. E si saprà quanta ragione avrà questa volta Sir Oscar Wilde.

di Christian Ruggiero