Il trionfo degli under 40, la politica italiana ¬ęcambia verso¬Ľ?

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Quasi tre milioni di votanti, i due terzi dei quali hanno scelto il 38enne Matteo Renzi: le Primarie dell’8 dicembre 2013 per l’elezione diretta del segretario del PD saranno ricordate come un cambiamento generazionale con pochi precedenti nella storia della sinistra italiana.

 

Se c’è qualcosa di inatteso nel risultato non è la prevedibile altissima percentuale di voti raccolta dal sindaco di Firenze, né l’alta affluenza ai gazebo. La vera sorpresa è la sonora bocciatura, ben oltre le previsioni, del vecchio gruppo dirigente, incarnato per interposta persona dall’incolpevole Gianni Cuperlo: il misero 18% raccolto dal candidato preferito del vecchio establishment è infatti l’ultima sconfitta di un esponente proveniente dalle file del disciolto PCI e poi transitato attraverso tutti i passaggi successivi (PDS, DS) fino al PD della prima ora.

 

Curiosamente, la percentuale raccolta ieri da Cuperlo è esattamente la stessa racimolata ventiquattro ore prima dal fondatore della Lega Nord Umberto Bossi, letteralmente “asfaltato” dall’energico 40enne Matteo Salvini: nel giorno di Sant’Ambrogio l’82% dei militanti leghisti (il Carroccio ha usato primarie “chiuse”: circa 10mila votanti su 17mila aventi diritto) ha dunque chiesto un cambiamento netto; tanto di linea politica – Salvini incarna molto di più la “lotta” sul territorio che il “governo” nazionale – che generazionale.

Significativamente ritroviamo la stessa altissima percentuale di selettori-innovatori tra i simpatizzanti del PD: se al 68% raccolto dal rottamatore Renzi sommiamo infatti l’ottimo 14% incassato dall’ultrarottamatore Pippo Civati (l’unico dei tre a chiedere addirittura elezioni immediate) la somma fa ancora l’82%. Oggi pomeriggio il 38enne leader elect (l’elezione formale a segretario avverrà solo domenica prossima, da parte della neoeletta Assemblea Nazionale del partito) annuncerà la sua segreteria e secondo quanto anticipato in precedenza sarà un primo segno di netta discontinuità: il più giovane segretario di un grande partito nella storia repubblicana avrà per la prima volta uno staff esecutivo composto per metà da donne e per metà da uomini.

 

Vedremo più avanti quali effetti concreti avrà sul Governo di coalizione guidato dall’ex vicesegretario PD Enrico Letta l’elezione di Renzi (il primo leader della sinistra ad essersi definito «capitano» della sua squadra e quindi esplicitamente “responsabile” delle future vittorie e sconfitte in una politica fin qui sostanzialmente allergica al basilare principio di responsabilità), ma non possiamo non registrare l’inizio in queste settimane di un grande cambiamento generazionale complessivo: oltre al 38enne Renzi e al 40enne Salvini, infatti, alle future elezioni troveremo in campo quasi certamente anche Angelino Alfano (43 anni, fondatore e leader del Nuovo Centrodestra) e Giorgia Meloni (36 anni, co-fondatrice e co-reggente di Fratelli d’Italia).

Questo sommovimento, ed in particolare gli oltre due milioni di voti popolari incassati da Renzi e dal suo coetaneo Civati, non potranno non avere effetti anche sugli altri partiti. Ferma restando la sua leadership carismatica, infatti, perfino Berlusconi si prepara (anche a causa dell’abbandono di molti ex-fedelissimi) a lanciare in campo forze fresche, mentre il MoVimento 5 Stelle di Beppe Grillo segue da sempre questo schema per sua stessa natura.

Più immobili per ora Scelta Civica, ormai una «nave senza nocchiero in gran tempesta», dopo il mezzo passo indietro del senatore a vita Mario Monti; i centristi di Pierferdinando Casini e Mauro Mauro, affezionati invece alle tradizionali strategie parlamentariste; e, paradossalmente, Sinistra Ecologia e Libertà, guidata altrettanto carismaticamente da quel Nichi Vendola che dopo aver avuto in mano per quasi due anni (nel 2010-2011) il “boccino” delle primarie, ha iniziato a perderle con largo anticipo quando ha abbandonato i panni di leader di una nuova generazione per indossare quelli del capo di un partito neo-ideologico.

  di Alessandro Testa