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«Il G8 è stata una doccia fredda per me e per tutti quelli che sognavano un altro mondo possibile. Da lì mi è nata la voglia di lottare per un mondo più giusto e più libero».

Davide Barillari, candidato del M5S alla Presidenza della Regione Lazio, fa risalire a quei giorni del 2001 la decisione di impegnarsi definitivamente in politica per promuovere un modello alternativo di sviluppo. L’abbraccio a Grillo non poteva che essere una conseguenza «naturale», come spiega ai microfoni di Radio Sapienza.

«Le lotte contro le discariche o contro la corruzione non sono né di destra, né di sinistra, bisogna combattere per le idee e questo è quello che ho trovato nel M5S. Ho trovato i valori cui credo: pace, solidarietà, giustizia, cooperazione».

Difficile scalfire l’ottimismo e l’entusiasmo di Barillari neppure davanti ai dati che fotografano la situazione disastrosa in cui versa la Regione Lazio in tanti settori.

Sanità, lavoro, trasporti: la chiave della soluzione è nel mettere in pratica le soluzioni proposte dai cittadini che usufruiscono dei servizi e che meglio di chiunque altro conoscono le criticità e quindi i punti dove bisogna intervenire «perché la nostra è una democrazia partecipata e protestare dopo, quando i giochi sono già fatti, non serve a niente», aggiunge. Le accuse di populismo arrivano da centro, sinistra e destra ma l’impressione è che non lo sfiorino nemmeno. «Guardate chi possiede i grandi giornali e capirete tutto», chiosa il candidato.

Non usa mezzi termini Barillari quando affronta la questione legalità nella Regione Lazio: «Polverini, Maruccio, Fiorito, sono andati in regione per rubare mentre noi abbiamo deciso di rinunciare ai finanziamenti elettorali e di tagliarci lo stipendio per più del 50% perché il nostro obiettivo è il benessere pubblico».

Rischio scilipotizzazione? «Inesistente», ribatte, «abbiamo un codice etico, fra un anno chiederò ai cittadini se hanno ancora fiducia in me e, in caso negativo, rimetterò il mandato». I nomi degli assessori? «Li sceglieranno i cittadini, gli assessorati dati come ringraziamento per l’appoggio elettorale appartengono a un’altra era». L’economia? «Va rimessa al servizio dei cittadini e non della finanza».

Parole da classica campagna elettorale? Può darsi, ma è impossibile contestargli promesse non mantenute perché è la loro prima volta e questa carta se la stanno giocando benissimo in tutta Italia.

di Giuseppe Licinio
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