Il Comico e lo Stratega

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Le elezioni non si vincono solo con la comunicazione. È bene ricordarlo, soprattutto nell’epoca in cui l’alluvione comunicativa sembra aver annullato l’azione e l’importanza di tutte le istituzioni di socializzazione – scuola, partiti, giornali (Morcellini, 2011). 

Le cronache dei quotidiani e i tele-dibattiti del dopo Amministrative si affrettano a paragonare Grillo a Berlusconi. Abbiamo già introdotto un primo grande elemento di discrimine: la dubbia capacità del MoVimento 5 Stelle di incarnare non solo l’impulso antipolitico imperante nel paese, ma l’antipolitica al governo (Campus, 2006). Un altro elemento merita di essere posto all’attenzione degli osservatori: l’importanza delle coalizioni. 

Come ricorda Pasquino (2000), la vittoria del Cavaliere nel 1994, e la sua sconfitta nel 1996, oltre e forse prima che alle innovative strategie di seduzione media-driven messe in campo, sono imputabili alla capacità di costruire un capolavoro di ingegneria elettorale – un Polo delle Libertà composto da Forza Italia e Lega Nord al Settentrione, un Polo del Buongoverno composto da Forza Italia e Alleanza Nazionale al Centrosud – e all’impossibilità di riproporre una simile formazione due anni dopo, contro la “coalizione massima vincente” guidata da Romano Prodi.

Sia consentito allora, a fronte del presunto commissariamento del Pdl evocato dalla prima pagina de la Repubblica del 23 maggio, e dei giochi linguistici sulla non-vittoria e la non-morte di Bersani – al centro dello sketch di Maurizio Crozza a Ballarò il 22 maggio), di invocare una Guzzanti d’antan per cercare d’inquadrare le inquietudini dei grandi partiti – e i tentativi di smarcamento del “grillino vittorioso”[1] – entro un’unica cornice. Che diventa visibile nella differenza tra le infografiche della prima pagina de la Repubblica e Il Corriere della Sera del 22 maggio: se la prima porta l’attenzione sui volti dei vincitori, la seconda sceglie di dare spazio al lungo elenco di liste che dietro quel volto hanno contribuito alla vittoria. In quell’elenco, sta la solitudine (per ora dorata) di Grillo, le incertezze del Grande Centro – che forse dietro un progetto politico comune e condiviso avrebbe riportato più di due vittorie – la necessità per Pd e Pdl di riscoprire la nobile arte della distribuzione delle forze in campo. La nobile arte della politica, così come rappresentata attraverso il D'Alemone.

di Christian Ruggiero



[1] “La politica è una cosa bella, sono i partiti che non ci servono. Grillo? Parma ha eletto noi”. Pizzarotti: con una faccia nuova il Pd avrebbe vinto, in la Repubblica, 23/05/2012.