Per una nuova antipolitica al governo?

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La prima settimana politica e mediale trascorsa dall’exploit alle Amministrative del MoVimento 5 Stelle, dominata a partire da martedì 8 maggio dal duello virtuale tra il “Grillo rampante” celebrato dall’ultima copertina de “L’Espresso” e il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, si conclude con il ritorno a temi più direttamente di campaigning. Domenica 13 maggio Luis Alberto Orellana, il manager candidato a Pavia, ribadisce la politica di alleanze con altre forze politiche del movimento: “Non se ne parla” (http://affaritaliani.libero.it/politica/m5s-orellana130512.html). Si prospetta dunque la presenza, specie nei Comuni del Nord dove gli esponenti “grillini” hanno ottenuto risultati più che lusinghieri, di assessori eletti non sulla base dell’appartenenza partitica/politica ma del curriculum inviato.

 

Questa inedita modalità di selezione “per titoli” degli amministratori pubblici rivela un’innovativa variante dell’uso del registro antipolitico, confermando in pieno la sua funzione di differenziazione, per un soggetto emergente, dal bancone dell’offerta politica esistente. Riprendendo le parole di Campus (2006, p. 23) “attraverso la denuncia dell’incapacità della classe dirigente e della sua malafede nel’ingannare e/o sfruttare i propri concittadini, il nuovo entrato, sia esso un leader, un movimento o un partito, trova una collocazione nello spazio politico e una sua legittimazione, caratterizzandosi come opposto alle élite al potere”.

Grillo, e i candidati del MoVimento 5 Stelle, vantano “la capacità di elaborare una visione ambiziosa e spesso originale di come i problemi politici possono essere risolti”, nonché “il coraggio e disponibilità a prendersi dei rischi, unitamente ad un’accentuata predisposizione a rompere tradizioni consolidate e schemi precostituiti” (Ivi, p. 13).

Ma il frame imposto dai media informativi a queste Amministrative consente di ipotizzare uno scenario di grandissimo interesse. Se esso, infatti, è correttamente identificabile come la celebrazione di una nuova forma di “antipolitica al governo”, siamo alle soglie della sfida più dura per coloro i quali si presentano sotto il simbolo delle 5 Stelle: passare dalla consapevole ostentazione dell’essere outsider alla “scelta tattica di rimanere tali, una volta al governo, onde poter mantenere una maggiore liberà d’azione e non farsi eccessivamente vincolare da regole e convenzioni” (Ibidem).

 

Se la creazione della leadership può avvenire anche unicamente “per viam negationis” – e in questo senso anche la scelta di non partecipare ai talk televisivi è ampiamente giustificata dalla certezza che quegli stessi talk dedicheranno intere puntate al “caso Grillo”, ribadendo l’estraneità delle logiche del movimento da quelle della politica mainstream e quindi favorendone le pratiche di legittimazione – il consolidamento e la sopravvivenza stessa di questa leadership necessita di pratiche di negoziazione con gli altri esponenti politici e con il sistema dei media di natura ben diversa.

Il MoVimento 5 Stelle non sembra, dai dati del primo turno, in grado di raccogliere un consenso popolare così vasto da poter governare, ma certamente le percentuali del “boom” sono tali da permettere ai “grillini” di costituire una forza coalizzabile. O un cuneo di resistenza antipartitica in grado di bloccare la “naturale” strategia bipartitica delle alleanze a livello locale.

Nel primo caso si aprono scenari interessanti per lo scenario politico che, nel 2013, vedrà le micro-coalizioni del 2008 (Pdl + Lega, Pd + Idv) in chiara difficoltà, le formazioni “minori” (comprese le forze del mai nato “Grande Centro”) rivendicare il proprio potenziale di coalizione, e uno spazio di “antipolitica al governo”, quello della Lega Nord, lasciato in qualche misura incustodito. Nel secondo caso, sarà interessante osservare se la politica italiana saprà ritrovare quegli anticorpi che nell’immediato Dopoguerra seppero riassorbire l’anomalia qualunquista

  di Christian Ruggiero