No, non sono gli anni Ottanta

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La sintesi migliore dello scontro virtuale che ha opposto il Sindaco di Firenze Matteo Renzi e il Segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani negli ultimi giorni di ottobre è forse un titolo di RaiNews24: Renzi lancia il “Wiki Pd”. Bersani: “Idee anni'80”.

  Due brevi riflessioni appaiono necessarie. Anzitutto, le 100 idee emerse discusse alla Leopolda tra il 28 e il 30 novembre rappresentano un invidiabile risultato di net-brainstorming su quelle che debbano essere le priorità del paese, e quindi un segno positivo, dato da Matteo Renzi circa l’intenzione di “costruire” una piattaforma programmatica che vada oltre la mera “rottamazione” dei “vecchi” leader del partito. Ma, scorrendo le pagine di www.leopolda2011.it, sorge il dubbio che si tratti proprio di una enciclopedia delle cose-che-andrebbero-fatte, più che di un programma vero e proprio. La divisione in cinque grandi macroaree aiuta certo nella navigazione, ma non allontana il rischio che le idee e i pensieri che dovrebbero condurre al Big Bang costituiscano un mare magnum di piacevole navigazione ma all’interno del quale resta difficile individuare gli elementi destinati a innescare la “grande esplosione” invocata dal claim.     In secondo luogo, l’affondo del Segretario del Pd utilizza una formula efficace, che attacca il “nuovismo” a tutti i costi richiamando il momento della storia italiana in cui il “nuovo” ha di fatto aperto la strada alla fine di una grande tradizione politica (in senso ampio). Tuttavia, appare più adeguato a rispondere all’istinto “rottamatore” che ha animato la convention fiorentina che alle 100 tesi, nessuna delle quali sembra riassumere in sé il celebre slogan renziano che ha contrapposto il Sindaco di Firenze al Gotha del suo partito. Quali sarebbero, infatti, le idee degli anni Ottanta che Renzi cercherebbe di spacciare per nuove? Certo non quelle che hanno condotto al potere il PSI di Craxi, e gettato per molti versi le basi per la politica berlusconiana, che sono riassumibili in molto meno di 100 punti: da un lato, “un sistema candidate-centered che riduce il ruolo delle organizzazioni politiche quasi a strutture di servizio per i candidati”; dall’altro, la presa d’atto del “crescente spazio acquistato dai sondaggi di opinione, dal lavoro delle agenzie di pubblicità e di relazioni pubbliche e soprattutto dal sistema mediatico” (Colarizi, Gervasoni 2005, p. 130).   La sfida, dunque, è duplice. Per Renzi, dimostrare di essere in grado di uscire dal personaggio un po’ populista del “rottamatore” del Pd e al tempo stesso dimostrare che la Rete è in grado di operare una sintesi rispetto agli stimoli che gli utenti vi immettono. Per Bersani, imparare a muovere attacchi più “a tempo” con i movimenti dell’avversario, e tenere a mente che, nel bene come nel male, alcune “idee” che sono state piantate negli anni Ottanta e hanno esteso i loro rami fino al primo decennio del Duemila sono una realtà di cui va anzitutto preso atto, anche per costruire l’alternativa.   di Christian Ruggiero