Se la Merkel e Sarkozy fanno i Berlusconi

Immagine principale: 

James Hillman, qualche anno fa, spiegava che La vecchia idea di leadership alla Cola di Rienzo, un condottiero su un cavallo bianco, non funziona più. Ci vuole qualcuno al di fuori dei quadri tradizionali della politica. Noi abbiamo eletto due attori per esempio, Reagan e Schwartzenegger, gli italiani un comico, Berlusconi. E questo spiega il suo successo elettorale (Ronchey 2005).

Fino a quando si considera il presidente del Consiglio in tali termini all’interno dei confini nazionali, si potrebbe anche elogiare la capacità comunicativa di un imprenditore che è riuscito in un’impresa mai realizzata prima della sua fatidica discesa in campo. Tant’è vero che Berlusconi, come osserva Maria Latella nel documentario per la BBC The Berlusconi Show, non è un semplice politico è una rockstar. La sua popolarità in Italia è pari a quella dei Beatles in Inghilterra”.

Quando, però, un premier mette in scena le sue gag anche sul palcoscenico internazionale, la questione diventa molto più delicata.

Con i suoi modi spiritosi di fare, (Berlusconi, ndr) intende rendere comici gli altri, metterli in imbarazzo per diminuirne lo spessore pubblico e l’autorevolezza. Promuovendo il riso sugli altri leader o comunque sorprenderli con gesti caricaturali o atti confidenziali non previsti, il premier al tempo stesso crede di rafforzare la propria visibilità e di occultare la propria paralizzante inadeguatezza (Prospero 2010).

Surreali i siparietti che il Cavaliere ha inscenato con Angela Merkel, pezzi di comicità che rimarranno nella storia mondiale. Il primo risale al 2008, quando a Trieste, in occasione del vertice italo-tedesco, il Cavaliere ha giocato a nascondino cogliendo, in effetti, di sorpresa il cancelliere tedesco. In seguito, in quel di Strasburgo, durante il vertice Nato, Berlusconi si è prolungato in una telefonata al cellulare, mentre Merkel lo attendeva all’ingresso della struttura ospitante, visibilmente spazientita.

Il premier italiano ritiene che, grazie all’informalità con cui egli si muove nei confronti dei leader mondiali, viene dato risalto all’immagine del Belpaese nel resto del pianeta, giacché la potenzialità linguistica del non convenzionale, delle pacche sulle spalle lo esalta al massimo grado. Ma nelle relazioni pubbliche non si possono spezzare i cerimoniali. Senza il rispetto di taluni parametri, tutta la condotta di Berlusconi è un misto di comicità e di informalità che incrementa la visibilità del premier su di giri ma indebolisce lo spazio e l’immagine del paese. Tra le movenze di un allegro commediante, il ruolo istituzionale viene smarrito senza rimedio (Prospero, 2010).

La riprova di quest’ultimo pensiero è rappresentata da alcuni atteggiamenti poco rispettosi che, in quest’ultimo periodo, hanno avuto sia gli Usa, sia la Germania nei confronti dell’Italia.

Ancora peggio è avvenuto durante la conferenza stampa del 23 ottobre, tenuta a conclusione del Consiglio europeo. Nella serata di sabato, il premier italiano si vantava di aver convinto il cancelliere tedesco sull’affidabilità dei conti italiani e sul dl sviluppo su cui il Governo di Berlusconi sta discutendo in questi ultimi giorni. Dopo nemmeno ventiquattr’ore, però, è accaduto il fattaccio: Nicolas Sarkozy e Angela Merkel, alla domanda di una giornalista sull’attendibilità del Cavaliere e sull’affidabilità delle misure del suo esecutivo, hanno ostentato sorrisi tutt’altro che imbarazzati, suscitando una certa ilarità anche nella platea dei corrispondenti. Il presidente della Repubblica francese, poi, ha dato una risposta più che generica: Abbiamo fiducia nel senso di responsabilità dell’insieme delle autorità italiane, politiche, finanziarie ed economiche”. Un atteggiamento in pieno stile berlusconiano che, se limitato e adoperato una tantum, lascia trapelare sensazioni dense di significato le quali, in questo caso, hanno assestato un duro colpo alla credibilità del Primo ministro di Roma e non hanno intaccato minimamente la rispettabilità dei due commedianti.

Parigi e Berlino hanno fatto sapere che si è trattato di un clamoroso equivoco, mentre il premier, a Palazzo Chigi, commentava: Nessuno nell’Unione può autonominarsi commissario e parlare in nome di governi eletti e di popoli europei.

Il 26 sera, Berlusconi ha provato a risolvere la querelle sfoderando la consueta telefonata riparatrice a Porta a porta. Il Premier, in collegamento telefonico, ha detto di aver parlato personalmente con Merkel che si scusava per il malinteso. Purtroppo per lui, però, il portavoce del cancelliere, Steffen Seibert, ha immediatamente replicato su Twitter che Non ci sono state scuse, perché non c’è nulla di cui scusarsi. C’è stato solo un confronto buono e franco tra amici”. Dunque, pace rimandata sul fronte tedesco.

Per nulla sereno è anche il rapporto con Sarkozy che, secondo il Primo ministro italiano, sarebbe adirato per le mancate dimissioni di Lorenzo Bini Smaghi dal suo ruolo presso la BCE, che lo stesso Berlusconi aveva promesso all’inquilino dell’Eliseo, nel periodo della nomina del governatore della Banca d’Italia. Tant’è che il premier, sempre a ‘Porta a porta’, si è appellato a Bini Smaghi, chiedendogli di farsi da parte. Un approccio criticato dal francese che ha commentato: Non so se la tv sia il modo migliore per far passare il messaggio”.

Quanto accaduto è realmente frutto di un fraintendimento? Al di là del gesto per niente cortese del Presidente francese e del premier tedesco, è lampante come l’analisi di Prospero abbia colto ancora nel segno: in un periodo di crisi come quello attuale, sembra che a far ridere i grandi della Terra non siano più le gag del comico della politica, ma la sua comprovata inaffidabilità.

Dello stesso parere sono i principali quotidiani del pianeta che, da mesi, sostengono: “In passato le buffonate di Silvio Berlusconi hanno danneggiato l’Italia. Oggi rischiano di fare lo stesso con l’intera Eurolandia” (Wall Strett Journal, 1° settembre 2011) ed oggi, soffermandosi proprio su quanto accaduto tra Merkel e Sarkozy, chiedono le dimissioni del premier sottolineando: “Quegli sguardi dicono tutto. L’Europa non ne può più di questo clownescoPrimo ministro, la cui irresponsabilità e codardia politica hanno aggravato l’attuale crisi. E se l’Italia non può essere salvata, non ci sarà salvezza nemmeno per l’euro” (Times, 27 ottobre 2011).

di Gaetano Pepe