No ai processi in tv, sì alla difesa in tv

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Nel 1994 Jean-Marie Colombani avvertiva l’Europa dell’imminente avvento della telecrazia made in Italy, realizzata con “un raid elettorale facilitato dalla manipolazione spudorata dei mass media posseduti dall' ex finanziatore di Bettino Craxi” (Colombani, 1994). L’ex direttore de ‘Le Monde’ non si riferiva all’uso politico dei mass media che son sempre serviti per veicolare parte dell’elettorato, ma al caso specifico di Silvio Berlusconi giacché, con la sua discesa in campo, avrebbe mutato le regole del gioco fino a far sì che,nel Belpaese, “Berlusconiani e anti-berlusconiani albergano nella stessa esperienza, si riconoscono nemici perché vivono una stessa dimensione. Quella dei media” (Abruzzese, 1994, p.62).

“Il tono recriminatorio è indispensabile nel repertorio del leader populista, e Berlusconi ne ha un bisogno fisiologico” (Prospero, 2010, p. 137). È per questo motivo che il premier attacca costantemente la stampa, giungendo ad accusarla anche per il declassamento del debito italiano, consumatosi lo scorso 19 settembre. “Molti dei discorsi di Berlusconi si scagliano densi di ira, risentimenti contro il potere, i politici, i giudici, le tv” (Ivi, p.140), in cui si svolgono “inaccettabili processi mediatici, come quelli di Santoro” (Silvio Berlusconi lo afferma il 18 marzo 2010 a Napoli, durante la campagna elettorale dell’attuale Governatore della Campania, Stefano Caldoro). Eppure, Sua Emittenza affida ai suoi giornali la strenua difesa della manovra finanziaria ed utilizza il piccolo schermo per difendersi da qualsiasi accusa che gli venga rivolta. Come dimenticare gli svariati interventi senza contraddittorio registrati a Palazzo Chigi? Ovvero le arringhe difensive a Porta a Porta (emblematica la puntata del 5 maggio 2009 dal titolo “Adesso parlo io”, in cui il premier parlava del divorzio da Veronica Lario e accusava la stampa aveva mentito ancora una volta) o le interviste rilasciate a giornalisti che, anziché pungolarlo, gli pongono assist al bacio per i suoi soliloqui (si veda il fuorionda in cui Berlusconi rimbrotta Mentana, allora direttore del Tg5, per delle domande non concordate)?

Questa riflessione nasce all’indomani della sfuriata del presidente del Consiglio il quale, immediatamente dopo la votazione contraria alla mozione di sfiducia ai danni del ministro dell’Agricoltura, Saverio Romano, ha confessato ad alcuni pidiellini: “Sono un perseguitato. Non ce la faccio più, uno di questi giorni vado in tv ed esplodo”(il Giornale.it, 28 settembre 2011). E, ancor di più, il giorno successivo all’intervista rilasciata dal latitante Valter Lavitola, l’ex direttore de ‘l’Avanti!’, ad Enrico Mentana durante il nuovo programma di La7, Bersaglio Mobile. Quasi tre ore di risposte ai vari giornalisti presenti in studio o in collegamento, una lunga serie di “sue” verità espresse da Lavitola come dovrebbe fare un imputato dinanzi a pubblici ministeri, come dovrebbe fare il faccendiere del premier che, indagato per istigazione a rendere dichiarazioni mendaci, ribadisce la sua innocenza e la sua ferma volontà di rimanere latitante. Quella sera, dunque, abbiamo assistito per la prima volta ad uno pseudo-interrogatorio (da parte di giornalisti tutt’altro che accomodanti) in televisione, voluto da un ricercato che non torna in Italia per il terrore dei pm, pur essendo estremamente convinto della sua incolpevolezza e filantropia. Sembra, insomma, che gli odiati processi in tv vanno bene quando a richiederli sono imputati vicini all’imbonitore di Arcore che vogliono evitare i processi in tribunale. In un’intervista del 7 settembre 2002, James Hillman spiegava: “C’è chi ha autorità, prima ancora di avere potere e  chi, invece, ha solo il Potere: cosa sarebbe Berlusconi senza le sue televisioni?” (Palieri, 2002). Ai posteri l’ardua sentenza…

di Gaetano Pepe