I socialisti e il fantasma di Emma

Immagine principale: 

I manifesti del Partito Socialista comparsi in questi giorni nelle strade italiane ratificano l’appoggio a Emma Bonino nella sua corsa a governatrice della Regione Lazio in modo nient’affatto banale: inscrivendone il nome all’interno del circolo che abbraccia il logo del partito.
Un espediente grafico che rimanda a un turning point della personalizzazione della leadership politica nel nostro paese, le Politiche del 2001 in occasione delle quali per la prima volta il nome del candidato compariva sulle schede elettorali, come se l’elettore fosse effettivamente chiamato ad esprimersi in favore di una precisa personalità per la carica di Presidente del Consiglio, e non solo di una precisa forza politica per la guida dell’Italia. Ma che in questa peculiare tornata elettorale rimanda a un interrogativo più stringente: quanto è rappresentativa la candidata del centrosinistra per la Regione Lazio rispetto alle forze politiche che la sostengono e la appoggiano? Dopo i primi manifesti che inneggiavano alla “corsa per la vittoria” al fianco di Emma, il nome della candidata non sembra aver avuto grande rilevanza nella campagna manifesti del Pd, incentrata allo stato attuale sulla serie “in poche parole, un’altra Italia”, che privilegia il “cittadino comune” eccezion fatta per la “comparsa” del segretario Bersani. Mentre lo sguardo deciso di una Renata Polverini “in rosso” (tanto per la giacca quanto per il colore del simbolo) accompagna il tragitto cittadino dei cittadini del Lazio con straripante coerenza. Una scelta intenzionale, volta a rievocare la celebre campagna radicale per le Europee del 1999, o il sintomo di una “difficile convivenza” tra il partito di centrosinistra a vocazione maggioritaria e la sua candidata?

  di Christian Ruggiero