Politica online, non c’è due senza tre. O quattro. Anzi, nessuno.

Il grafico fa riferimento ad alcuni dei risultati della ricerca condotta da Stefano Epifani e commentata sull'ultimo numero e sul sito de L’Espresso

E’ giunta sul web anche la quarta candidatura alla segreteria del Partito Democratico, quella di Beppe Grillo. La terza proposta era stata di Ignazio Marino e considerando che i primi due aspiranti avevano affidato l’annuncio pubblico ai loro rispettivi siti, per differenziarsi il chirurgo ha reso pubblica la notizia attraverso il proprio profilo Facebook. Così, sembrerebbe, ecco arrivare nuova linfa ai navigatori remanti tramite mouse, sotto forma di politica 2.0.

Invece, stando alla ricerca condotta da Stefano Epifani, docente di Comunicazione d'impresa alla Facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza di Roma, e come anticipato da Alessandro Gilioli su L’Espresso, “nell'ultimo anno anche i nostri politici hanno scoperto la Rete. Peccato che non sappiano che cosa farsene”. Il 42% degli eletti possiede un sito web, ma si va da quelli abbandonati dopo aver ottenuto la poltrona, ai siti “vetrina” con interattività pari a zero, mentre l’82% dei siti non consente neppure al navigante di commentare ciò che il politico scrive. Divertente la ricostruzione fatta, sempre sul settimanale sopra citato, del sito di Massimo D’Alema: “il suo sito propone un close up dei baffi di D'Alema, una foto tessera di D'Alema, la pubblicità di un libro di D'Alema, qualche dichiarazione alle agenzie di D'Alema e infine un'altra foto di D'Alema”. Non proprio come Obama insegna, dunque.

Non va meglio l’uso di blog. La ricerca di Epifani attesta che “dei 125 blog di parlamentari esistenti, solo il 4 per cento viene aggiornato almeno una volta al mese. C'è un 21% che non ha mai scritto un post in tutto il 2009”. Ottimi blogger sono, tra i pochi, Di Pietro e Bassolino a sinistra, e Palmieri e Cassinelli a destra. Più praticata la pista Facebook, che richiede meno impegno e poca conoscenza tecnica.

di Sebastiano Davoli