Fassina@RadioSapienza

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“La visione di Bersani riflette la situazione reale delle cose: c’è una proposta di governo di cambiamento portata avanti da Bersani e dall’altra parte c’è un tentativo di ripiego, un governo PD-PDL paralizzato da forze politiche con visioni contrapposte e che non consentirebbe di risolvere i problemi concreti”. Così l’on. Stefano Fassina a Radio Sapienza a margine del convegno “C’è un futuro per le èlites politiche?” organizzato dal Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale dell’Università La Sapienza.  


Il ritorno della videocrazia

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Neil Postman con il suo Amusing Ourselvest to Death nel 1985, Giovanni Sartori con Homo videns. Televisione e post-pensiero nel 1997 molto più che con il capitolo aggiuntivo sul “Videopotere” nella terza edizione del suo Elementi di teoria politica nel 1995, sono gli esempi più “classici” di come finissimi pensatori abbiano sancito la mutazione antropologica dell’uomo a partire dalla centralità del video.


Di movimenti, apriscatole e altre questioni sociologiche

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C’è molta sorpresa, all’indomani dell’elezione dei Presidenti di Camera e Senato, per l’eventualità che i voti che hanno portato Laura Boldrini e Pietro Grasso alla guida dei due rami del Parlamento provengano, anche in parte, dagli eletti del MoVimento 5 Stelle.


La trattativa Stato-Grillo

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Sabato 9 marzo Matteo Renzi, intervistato da Fabio Fazio a Che tempo che fa, ha espresso posizioni di grandissimo buonsenso. Tranne una.


Non pensare al Grillo trionfante!

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Tra le cose che i progressisti americani possono fare per non permettere ai conservatori di averla vinta su tutto, secondo Geroge Lakoff, c’è una regola aurea che non viene quasi mai rispettata, in particolar modo dai progressisti di casa nostra: “ricordarsi di non pensare all’elefante. Se accettate il loro linguaggio e i loro framee vi limitate a controbattere, sarete sempre perdenti perché rafforzerete il loro punto di vista” (Lakoff, 2006, pp. 56-58).

 

È una regola che, anche nell’Italia del 2013, dimostra tutta la sua attualità, e su almeno due piani distinti.


Un seminario eccezionale

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Pubblichiamo i materiali presentati dal gruppo di ricerca dell'Osservatorio Mediamonitor Politica nel corso dell'incontro "T(v)witter. Seminario di studi su un'elezione eccezionale", che ha avuto luogo mercoledì 6 marzo 2013 presso il Centro Congressi del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale.

L'elaborazione dei dati presentati produrrà output più completi e pienamente in grado di dar conto di obiettivi, metodi e risultati di ricerca. Riteniamo tuttavia utile questa anteprima che riguarda i due grandi filoni nei quali la ricerca si è articolata.

 


Un risultato eccezionale. L’impatto del disagio giovanile e sociale sui risultati elettorali 2013

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Pubblichiamo in anteprima l'editoriale del Prof. Morcellini per la rivista online federalismi.it

 

 

“Piccole occasioni di rottura della pazienza quotidiana
contengono grandi scosse:
di colpo le strade si riempiono di scontento
che sembra nato di pioggia come un fungo”

Erri De Luca, Il panello, ora in In alto a sinistra


Una campagna anomala

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La campagna elettorale appena conclusa è stata decisamente anomala, tanto che qualche analista non ha esitato a definirla “la più brutta di sempre”.

Prima anomalia: il contesto politico. Tredici mesi di governo tecnico retto da una “strana maggioranza” composta da Pdl, Pd e Udc, a cui viene a mancare il sostegno del partito di Silvio Berlusconi. Si vota con un paio di mesi di anticipo rispetto alla naturale scadenza della legislatura, per la prima volta in pieno inverno.


T(v)witter. Seminario di studi su un'elezione eccezionale

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I risultati delle elezioni politiche del 2013 rappresentano una scossa al sistema della politica, ma anche una sfida al giornalismo e agli universitari. La vittoria dimezzata del centrosinistra, la ripresa del centrodestra, il risultato modesto del centro, l’exploit del MoVimento 5 Stelle, sono elementi che erano stati certo identificati, ma non analizzati né stimati con sufficiente capacità di pre-visione da aspettarsi un risultato così eclatante. Non solo le dirette del pomeriggio dello spoglio, ma anche i dibattiti radiotelevisivi e online del giorno dopo, hanno faticato a prendere atto del cambiamento che era già avvenuto nell’animo degli italiani.


L’autodifesa dei sondaggisti: «Nessun sondaggio prevede il futuro. Al massimo riusciamo a capire il presente».

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“Sondaggi, la fiera delle figuracce”, “la disfatta dei sondaggisti”, “il flop dei sondaggi”, “i sondaggisti non leggono le realtà nuove”. L’unico aspetto su cui, già da lunedì sera, tutti i giornali erano d’accordo era il flop delle previsioni basate sugli exit poll (all’uscita del seggio) e sugli instant poll (al telefono).

Nela puntata di Question Time andata in onda il 27 febbraio abbiamo intervistato in diretta i responsabili dei maggiori Istituti di Ricerca per capire i motivi delle errate previsioni che non poco panico hanno creato nelle sedi dei partiti il giorno dello spoglio.


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