Leadership e premiership: l’iperattività “futurista” di Renzi

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Matteo Renzi ha un atteggiamento “futurista” nei confronti della politica. A partire dall’8 dicembre 2013, data in cui è stato eletto direttamente – con le famose “primarie” – segretario nazionale del Pd, l’ex sindaco rottamatore ha fatto della velocità il tratto distintivo della sua azione, apparsa da subito incessante e martellante su tutto ciò che lo ha preceduto. Prima sul partito, con le inusuali riunioni della segreteria alle 7 di mattina. Poi, dopo che il 13 febbraio la Direzione del Pd ha sancito la fine del governo guidato dal suo ex vicesegretario Enrico Letta, è salito a Palazzo Chigi.


Tu chiamale se vuoi consultazioni

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È ingiusto con se stesso Grillo a dichiararsi non democratico durante le consultazioni tra Partito Democratico e MoVimento 5 Stelle. Soprattutto perché il cuore del suo discorso non è antidemocratico, è antipolitico, e nello specifico antiparlamentare. Ma una domanda rimane: cosa ci fa una forza politica antiparlamentare in Parlamento? Vive – e prospera – della sua stessa presenza. Di una coerenza che, sarà la lente a volte distorta del video, si fa format.


Il pericolo grigio

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Per uno studioso di comunicazione politica che si sia formato in piena Seconda Repubblica, la metafora della “staffetta” rimanda agli albori della politica-spettacolo (Statera, 1986), all’immagine di Craxi che, nel febbraio del 1987, adombra in televisione la possibilità di non “cedere il testimone” ad una Presidenza del Consiglio democristiana. Sono i primi effetti di quel nuovo dominio della trasparenza che investe una politica ormai incapace di tenere i cittadini all’oscuro del privato dei suoi leader, si tratti delle loro relazioni sentimentali o degli accordi che stringono più o meno alla luce del sole (Thompson, 2005).


Il Senato apre le porte agli studenti universitari

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Cultura democratica rilancia l’iniziativa “La tua idea per l’Italia”. Intervista al Presidente Federico Castorina

di Giuseppe Licinio

 

   

Presidente, che cos’è Cultura Democratica?


Il trionfo degli under 40, la politica italiana «cambia verso»?

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Quasi tre milioni di votanti, i due terzi dei quali hanno scelto il 38enne Matteo Renzi: le Primarie dell’8 dicembre 2013 per l’elezione diretta del segretario del PD saranno ricordate come un cambiamento generazionale con pochi precedenti nella storia della sinistra italiana.


Per un trattino

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“We're putting the band back together”
The Blues Brothers, 1980

     

La vittoria di Matteo Renzi alle Primarie del Partito Democratico del 2013 segna la fine della sinistra italiana? Del PD? Del governo di larghe intese? Nonostante le posizioni che, entusiasticamente o tristemente, caldeggiano ipotesi come queste, la risposta è un (graduato) no.


PD Factor, un anno dopo

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Finisce senza clamori e con l’ennesima vittoria ai punti di Matteo Renzi il confronto in diretta su Sky e Cielo fra i tre candidati alla segreteria del PD. A distanza di un anno dalla celebre serata degli allora “Fantastici Cinque” candidati premier del Centrosinistra, il copione si ripete in modo più chiaro ma meno enfatico, forse perché la posta in gioco e la stessa incertezza sul risultato appaiono minori.


La posta in gioco

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Decaduto. I media mainstream e social, le conversazioni da viaggio, da bar, da cena in famiglia ruotano, dalle 17.42 di ieri, 27 novembre 2013, di questa parola. Silvio Berlusconi è decaduto dalla carica di Senatore, come conseguenza della condanna definitiva per frode fiscale che ha aperto la stagione politica 2013-2014.

 

La notizia è ovviamente in apertura dei quotidiani di oggi, e proprio dalle lettura dei due editoriali “di punta”, quello de “la Repubblica” e quello del “Corriere della Sera”, viene al pettine un nodo politico e mediale che è la chiave di lettura di ciò che è stato e che sarà, del Cavaliere, della politica italiana, delle sue istituzioni.


Mediamonitor Politica al XXVII Convegno SISP

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Mediamonitor Politica sarà presente al XXVII Convegno SISP, dal 12 al 14 settembre presso l'Università di Firenze (http://www.sisp.it/convegno), con la presentazione di alcuni paper che muovono dalle recenti ricerche dell'Osservatorio sulle Primarie della Coalizione di Centrosinistra 2012 e sulle Politiche 2013. 


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