Il Tempo delle primarie: ha vinto la slow politics?

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Riflettendo a freddo sulle primarie del centrosinistra si può osservare come il dualismo tra Pierluigi Bersani e Matteo Renzi non si sia stato solo il confronto tra leader portatori di culture politiche differenti. A sfidarsi sono stati anche due modi divergenti, se non opposti, di concepire il rapporto tra politica e tempo. I temi emersi e le parole usate dai candidati, nell’alternanza tra momenti di aspra contrapposizione e fasi di sostanziale fair play, possono infatti essere incorniciati in un grande frame discorsivo: quello del tempo della politica.


Bersani – Renzi, note sul "confronto finale"

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Il format si presenta meno ritmato del primo confronto su SkyT24 ma altrettanto rigido; i candidati hanno un tempo di risposta di 2 minuti, che scende a 30 secondi per le “domande brevi”, e 3 minuti per l’appello finale. La differenza tra i due è resa immediatamente dalla scelta dell’abbigliamento: consueta camicia bianca con le maniche arrotolate, cravatta tinta unita ma senza giacca Renzi – in linea con il suo stile giovanile e “americano” – completo marrone e cravatta a pois per il Segretario Bersani.


FantaPrimarie: Pre-visioni sulle Primarie di coalizione di centrosinistra del coordinamento della ricerca Mediamonitor Politica

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Aggiornamento: anche il coordinamento della ricerca "Sentinella, a che punto è la notte?" esprime, a caldo, le sue previsioni sui risultati dei voto.


FantaPrimarie: Pre-visioni sulle Primarie di coalizione di centrosinistra degli studenti di Mediamonitor Politica

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A due giorni dal voto per le Primarie di coalizione del centrosinistra, e a margine della ricerca "Sentinella, a che punto è la notte?", l'Osservatorio Mediamonitor Politica ha chiesto agli studenti che hanno aderito al gruppo di ricerca di esprimere una previsione sui risultati del voto.


Dolce Enrico ti scrivo…

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Uno dei nodi attorno ai quali si è concentrato il dibattito post-confronto tra i cinque candidati alle Primarie del centrosinistra è quello dei riferimenti ideali che Bersani, Renzi, Vendola, Tabacci, Puppato hanno collocato nel loro Pantheon personale.


Cinque personaggi in cerca d’autore

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I tempi supertelevisivi del confronto su Sky tra i cinque candidati alle Primarie della coalizione di centrosinistra sembrano non aver impedito a ciascuno dei personaggi di esprimere in modo sostanzialmente riconoscibile il proprio pensiero su ognuno dei punti oggetto della trattazione (tasse, evasione fiscale, questione europea, occupazione, riforma del lavoro, Fiat, diritti civili, costi della politica, composizione della futura coalizione).


Lo spazio delle Primarie: tanto rumore per nulla?

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Alla vigilia del confronto che vedrà i cinque aspiranti al ruolo di candidato premier del centrosinistra a SkyTg24, il racconto delle Primarie si arricchisce di un elemento nuovo, un classico delle campagne elettorali nell’epoca della “par condicio”. Matteo Renzi denuncia il poco spazio concessogli dai Tg Rai di prima serata: “Il 60% dello spazio dedicato ai candidati alle Primarie va a Bersani, circa il 30% a Vendola. Io sto sotto al 10%” (Renzi: "Per me solo il 10% di spazio nei Tg". Lo staff: "Bersani è il segretario Pd", in “la Repubblica, 10 novembre).


Il Cavaliere dimezzato

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L’ascolto della lunga conferenza stampa tenuta da Silvio Berlusconi il 27 ottobre porta con sé una domanda: che fine hanno fatto i “segreti” della comunicazione berlusconiana?


Teorie e tecniche del fuorionda

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Ancora Giovanni Favia. Dopo la polemica estiva sulle ospitate a pagamento in radio e Tv regionali, e sulla stessa opportunità per un “grillino” di andare in Tv, il consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle torna al centro della cronaca politica per un “fuori onda” in cui condanna duramente la mancanza di democrazia all’interno del movimento di Grillo.


Note su antipolitica e antitelevisione

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Il “mediagate” ferragostano lanciato da la Repubblica, la notizia che i consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle, e in particolare l’eletto in Emilia-Romagna Giovanni Favia, hanno utilizzato fondi pubblici per acquistare ospitate radiofoniche e televisive, rappresenta un’ottima variante di una tendenza ormai consolidata nella politica e nel giornalismo italiano: quella a spostare il fuoco da una questione di policy a una presa di posizione decisamente political.


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